No fast-food nation?

Il consiglio comunale di Los Angeles ha varato un’ordinanza, non ancora firmata dal sindaco invero, in cui si vietano, in un’area di quasi 52 km quadrati in cui vivono circa 500.000 persone in larga parte a basso reddito, i fastfood.

Il principio è un principio egualitario e salutista e parte da questa idea: noi già limitiamo la vendita di alcool e tabacchi perchè dannosi per la salute; se, soprattutto i più poveri, possono accedere all’alimentazione solo attraverso i fast food rischiano più dei ricchi di avere tutti i problemi legati a quel tipo di cibo e dunque noi regolamentiamo (vietando) i ristoranti fastfood.

Si impediscano quindi i fastfood in modo da favorire (questa è la speranza) l’apertura di locali migliori (sotto il profilo alimentare) e aumentare le possibilità di gustare cibi sani anche per la popolazione meno abbiente in particolare i bambini.

Quello che colpisce è che un provvedimento di regolamentazione così forte venga preso negli Stati Uniti, qui da noi semplicemente a pensarlo si verrebbe tacciati di essere dei pericolosi comunisti.

Penso alla disussione sul regolamento per le somministrazioni o al codice del commercio della regione toscana e al fatto che ogni volta che si parla di regole (siano esse per il commercio o per la sicurezza) ci sia sempre qualcuno che ci fa la lezione sul liberismo e sugli Stati Uniti. Provassero a mangiare un hamburger a Los Angeles se ci riescono!

Qui c’è tutta la storia.

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