Lotta di classe al Kebabbaro

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La lotta di classe non è conclusa come spesso ci dicono. Non si combatte nemmeno solo nelle periferie o davanti ai cancelli dei magazzini della logisitica.

Vi è una lotta di classe quotidiana, non violenta ma non per questo non cruenta, che si combatte, per esempio, nel centro storico di Firenze. Una lotta di lunga durata, ininterrotta, che vede ormai soccombere proletariato, borghesia liberale e semplici cittadini. Una lotta che non vede cambiamenti significativi di fronte da quasi sempre e che ha avuto, la più recente, battaglia decisiva nella pedonalizzazione di Piazza Duomo e soprattutto nell’impedire il passaggio della tramvia dal centro storico. Un’operazione che ha portato a dare un limite, un perimetro, al centro storico, favorendone la trasformazione in compound. Ennesimo processo di gentrizzazione, isolamento: il ghetto del bello, usufruibile formalmente a tutti, ammiccante in realtà a turisti e clienti. Una volta delimitato il perimetro si procede alla “pulizia”.

Ecco dunque l’ultimo tassello, il provvedimento contro i cosiddetti minimarket. Atto in cui elementi di Stato Etico si fondono con la brama del capitale (ché solo i rivoluzionari da tastiera confondono il capitale col liberismo e dimenticano che il primo ha sempre fatto migliori affari con gli statalisti che con i liberali) al suono di parole come decoro, salute, pulizia e bellezza. Un provvedimento talmente classista che ha fatto gridare al razzismo chi, ormai disabituato a usare categorie politiche, maneggia soltanto quelle sociali. Un intento e un pensiero che sappiamo estraneo ai nostri amministratori ma che la natura del provvedimento ha reso passibile di fraintendimento.

Il pubblico che torna a dare patenti di liceità: Tiger (quella simpatica catena di chincaglierie made in china) sì perché nordico e lindo, the king of Lahore no perché privo di lampade di design (spesso di lampade toutcourt) e diciamocelo piuttosto sudicio.

Una lotta in cui non ci è stato risparmiato, almeno per pudore del ridicolo, la retorica del cancro da estirpare, così maschia e virile. E’ in gioco la salute dei nostri figli! Quelli a cui abbiamo abdicato il nostro ruolo di educatori preferendo indossare la maschera più semplice (ma dozzinale) dei guardiani.

L’alcool quindi, il nemico, feticcio secolare dei proibizionisti di ogni risma. L’alcool come nemico della meglio gioventù, quella che si riprende il futuro. E ho tremato passando davanti a Procacci, con in vetrina le sue splendide bottiglie di ottimo Chianti. Anche lui un nemico? O forse saranno i tre bicchieri a garantirci come già fecero le stelle gialle?

Una siffatta battaglia poi è talmente perfetta che salda gli entusiasti del capitale, buttafuori addetti alla door selection su base censitaria, agli optimates del belllo. I tutori dell’arte e della bellezza, conservatori e tutelatori, progressisti reazionari che sognano un mondo di fruitori del bello a cui loro han dato educazioni e patenti di apprezzabilità. Pronti a brandire oggi la Costituzione Repubblicana come, ieri, brandivano il libretto rosso; non avendo probabilmente letto sino in fondo nessuno dei due.

Capaci di indignarsi per i manifesti sui restauri (e meno male) ma in fondo felici per la ripulitura dal piccolo minimarket africano, così fuori contesto.

Oggi più di ieri si avvertirebbe il bisogno di una Rivoluzione. Liberale.

Articolo apparso su Cultura Commestibile n.155 del 30 gennaio 2016.

La fissazione della vita.

Attaccante_natoPubblico su questo blog, in occasione della ripresa dello spettacolo al Teatro di Rifredi i prossimi 18, 19, 20 e 21 novembre la recensione apparsa su CulturaCommestibile nel febraio di questo anno in occasione della prima nazionale al Teatro Carlo Monni di Campi Bisenzio.

Ci son cose che ti bruciano dentro. Idee che ti accompagnano. Fissazioni che non ti lasciano perché dentro sai che possono rappresentare qualcosa di davvero importante per te. Le grandi storie hanno bisogno del loro tempo però, del momento giusto. E il tempo giusto è’ quello che auguro ad Andrea Bruno Savelli che venerdì debutta con una nuova produzione al Teatro Dante-Carlo Monni di Campi. Lo spettacolo si chiama Attaccante nato, dal libro di Alessandro Alciato e Stefano Borgonovo sulla vita di quest’ultimo; grande attaccante di Fiorentina e Milan scomparso, bruciato via, dalla SLA, la stronza come la chiamava lui. Un libro, una vita, che ha ossessionato (spero mi consenta il termine) il regista fiorentino nel volerne fare uno spettacolo e lo ha portato con costanza e perseveranza (doti che sono in lui cresciute in questo tempo anche forse grazie a questo progetto) a mettere in scena questa vita, questa fissazione per la vita.

Una storia di vittorie e sconfitte, sui campi e nella vita. L’alternarsi di successi sportivi, di vita umana e di lotta alla malattia. Di caparbietà e tenacia, di un messaggio semplice ma fortissimo di speranza, di non arrendersi mai. Così la vita di Stefano Borgonovo dagli esordi alla serie A, il Milan e la Fiorentina, la coppia stratosferica e mitica con Roberto Baggio. E poi la famiglia, la malattia, la lotta, la fondazione contro la SLA. Tutto questo segnerà il racconto di Attaccante Nato, in cui il ruolo di Stefano Borgonovo sarà affidato al volto noto di Massimo Poggio. Un racconto che sappiamo essere forte ma affrontato con la leggerezza, la scanzonatezza ma anche la forza, la fisicità che Savelli ha nelle su corde autoriali e che, in questi anni, il pubblico ha imparato ad apprezzare.

Uno spettacolo che vede il Teatro Dante-Carlo Monni cimentarsi con una propria produzione, insieme al Comune di Campi e alla Fondazione Stefano Borgonovo, che rappresenta, in tempi di ristrettezze, un segnale bello e importante di investimento, di scommessa, su un’opera prima.

Come forse il lettore avrà intuito, chi scrive, su questo spettacolo, viola quel principio di imparzialità (talvolta un po’ ipocrita invero) che si dovrebbe avere nell’affrontare questo mestiere. Di ciò chiedo preventivamente scusa, ma di questa fissazione ho avuto la fortuna di veder nascere la scintilla. Poi come capita per le cose della vita, ne ho perso un po’ le tracce, sperando sempre dentro di me che la luce trovasse la sua via. E’ l’emozione dell’amico dunque a scrivere più che il dovere del cronista e quell’emozione che prende per le grandi storie, le grandi passioni umane proprio come quella di Stefano Borgonovo. Una passione che non vediamo l’ora di vedere su quel palco.

(Apparso su CulturaCommestibile n. 108 del 31 gennaio 2015 con il titolo La fissazione della vita. La sfida di Stefano Borgonovo in scena a Campi Bisenzio).

Andiamo a ripresentare Dentro Firenze

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Il 22 gennaio, giovedì prossimo, ripresentiamo Dentro Firenze, il volume che come Cultura Commestibile abbiamo realizzato, alla libreria IBS di Firenze in via de’ Cerretani 16R alle ore 18.00, insieme a me ci saranno Francesco Ventura, docente alla facoltà di Architettura di Firenze e Olga Mugnaini, giornalista de La Nazione, che in queste settimane, proprio a partire dal nostro libro, ha ripreso un dibattito sulle realizzazioni (e le non realizzazioni) a Firenze sul suo quotidiano.

Il volume, edito da Maschietto editore, parte dagli articoli apparsi a firma John Stammer sulle colonne di CulturaCommestibile.com in questi mesi, dedicati agli edifici e agli interventi che hanno caratterizzato la vita urbanistica della città.  Il libro è poi arricchito di interviste esclusive ai grandi architetti che a Firenze hanno lavorato, da Foster a Desideri, da Natalini a Isola.

Per chi non avesse ancora il libro e lo volesse acquistare ad un prezzo speciale, basta inviare una mail a michele@morrocchi.it

 

Fenomenologia dell’avventore di supermercato dell’ultimo dell’anno (vale come auguri)

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C’è un luogo che accomuna gli italiani. Divisi se passare la sera del 31 in casa, in piazza, in discoteca o al ristorante gli italiani si riuniscono, tutti, di fronte alle casse del supermercato. Pochi luoghi raggiungono le densità per centimetro quadrato che hanno raggiunto questa mattina tutti i supermercati del Paese, dal micro spaccio rionale all’ipermercato incastonato all’interno del centro commerciale.

Inutile dire che tale mondo è l’occasione per alcuni spaccati di sociologia spiccia imperdibili per tipi umani incontrabili. Il primo idealtipo è il vecchino della coop. Animale stanziale, frequenta il supermercato in qualunque giorno dell’anno e con qualunque clima. Tanto che molti antropologi ormai sono convinti che viva dentro il supermercato in qualche anfratto ricavato dietro agli scaffali. Dai movimenti assurdamente lenti, il vecchino della coop, è capace di sostare di fronte alla stessa confezione di prosciutto arrosto, sì proprio quella che serve a voi, anche per intere settimane. Specie socievole il vecchino della coop si scambia gli auguri coi propri simili nel corridoio più stretto del negozio impedendo il passaggio in entrambe le direzioni. A dispetto dell’habitat il vecchino della coop ha innumerevoli parenti che, al momento degli auguri, elenca tutti con le relative malattie e decorsi post operatori.

Seconda tipologia: i liceali alle prese con il cenone. Riconoscibili oltre che per l’aspetto per la merceologia acquistata: zamponi, lenticchie, salmone ad offerta per i tagliolini alla vodka. Già la vodka, ne acquistano così tanta che si potrebbe presumere che di tagliolini ne dovrebbero fare almeno una quindicina di chilogrammi. Inoffensivi, anzi portano allegria, almeno fino alla cassa quando devono dividerei i costi. Spesso direttamente con la cassiera.

E poi ci sono quelli, più spesso quelle, che vengono a far la spesa (non importa che siano solo le 8.30 del mattino) vestite di tutto punto come al veglione di stasera. Più frequenti all’esselunga non disdegnano la coop di Novoli dove questa mattina c’era una concentrazione di tacchi 12 che nemmeno al colle bereto. Possibile (e nefasta) evoluzione della specie, questi esemplari finiranno, per proporre il veglione direttamente in supermercato, con la pista da ballo tra il banco dei formaggi e quello del pesce. Unico problema i vecchini della coop nel mezzo.

Infine in tutto questo ci sei tu, che tenti di ricordardi tutto (e infatti la mortadella me la sono scordata) e provi a pensare a qualcosa di carino da scrivere sul blog per fare gli auguri.

Beh buon 2015 allora

Dentro Firenze

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Ops, l’abbiamo rifatto di nuovo. Dopo il successo del volume, Dalla parte di Marcel, dello scorso anno quest’anno Cultura Commestibile torna in libreria con un volume, Dentro Firenze, che rappresenta, al momento in cui il volume va in stampa, l’unica opera sulle architetture degli ultimi 15 anni a Firenze.

Il volume, edito da Maschietto editore, parte dagli articoli apparsi a firma John Stammer sulle colonne di CulturaCommestibile.com in questi mesi, dedicati agli edifici e agli interventi che hanno caratterizzato la vita urbanistica della città.  Il libro è poi arricchito di interviste esclusive ai grandi architetti che a Firenze hanno lavorato, da Foster a Desideri, da Natalini a Isola.

Un gran bel volume che presentiamo giovedì 18 dicembre alle 17,45 al saloncino delle Murate (piazza Madonna della Neve, Firenze) insieme a Sara Nocentini, assessore alla Cultura della Regione Toscana, Elisabetta Meucci, assessore all’urbanistica del Comune di Firenze, Mario Primicerio, docente Università di Firenze e già sindaco di Firenze, Silvia Viviani, Presidente Istituto Nazionale di Urbanistica, Aldo Frangioni, Redattore di Cultura Commestibile, Guido Murolo Presidente della Fondazione Architetti di Firenze.

La serata sarà trasmessa dalle 18 alle 19 sulle frequenze di Controradio.

 

ps. chi fosse interessato ad acquistare il volume ad un prezzo speciale mi puo inviare una mail a michele@morrocchi.it

 

Cento di questi numeri /parte seconda

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Continuano i festeggiamenti per i 100 numeri di Cultura Commestibile. Non paghi della cioccolata e della magnifica serata a Sensus di sabato scorso, sabato 29 dalle ore 16 parliamo di Cuco e di cos’è cultura alla Via dei Libri, la biblioteca nel mezzo di Via Martelli a Firenze.

Non mancate.

 

Cento di questi numeri

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Sabato prossimo esce, in edizione digitale, il numero 100 di Cultura Commestibile che, con i 67 numeri usciti insieme al Nuovo Corriere di Firenze in edizione cartacea, rappresenta diversi anni di nostro impegno a raccontare e riflettere cosa sia la cultura oggi, come questa possa essere alimento per lo spirito e per il portafogli.

100 numeri a cui tanti amici hanno collaborato insieme a grandi e grandissimi protagonisti della cultura locale e mondiale. Oltre quindi ad un numero speciale con tante riflessioni su cosa sia cultura oggi, ci piacerebbe festeggiare il numero 100 insieme agli amici e ai collaboratori sabato 22 novembre a partire dalle ore 17 presso Sensus in viale Gransci 42 A a Firenze.

Vi aspettiamo!

 

Festa d’estate per Clichy

Festa del 20 giugno - La Festa d'Estate di Edizioni ClichyTorna la festa nei locali dell’editore Clichy. Come sempre non mancheranno le sorprese. Quest’anno l’appuntamento è per venerdì 20 giugno a partrire dalle 17,30 presso la sede di via Pietrapiana 32 a Firenze. E per la partita? Nessun problema, Italia Costa Rica la potrete seguire anche da lì. Non mancate.

Libertà di ricerca e organizzazione della cultura.

Locandina Firenze.pagesIl primo passo da fare quando si parla di libertà di ricerca e di organizzazione della cultura è di inquadrare i termini della questione nel contesto storico-culturale che le è proprio. È la condizione preliminare per avere l’alfabeto necessario a interpretare le forme e i linguaggi attraverso cui i poteri costituiti hanno esercitato ed esercitano la loro forza di coercizione sulle istituzioni culturali. In questo saggio Nicola Capone soddisfa tali condizioni. L’autore dimostra che “come la fine delle Università medioevali fu segnata dal prevalere del dogmatismo”, allo stesso modo la fine dell’Università moderna è stata segnata dalla perdita dell’indipendenza della ricerca unitamente alla crescente specializzazione in nome dei “valori” del mercato. Come ha reagito il mondo della cultura e della scienza dinanzi a questa perdita di autonomia? Tranne rare eccezioni, coraggiosi tentativi solitari, la “cultura ufficiale” ha accettato tutto ciò come una sorta di destino ineluttabile.

Il prossimo 5 maggio alla caffetteria delle Oblate alle ore 17,00 verrà presentato il volume di Nicola CaponeLibertà di ricerca e organizazzione della cultura“, insieme all’autore ne parleranno Tomaso Montanari, storico dell’arte, Michele Morrocchi, Cultura Commestibile, Roberto Passini, il Ponte, Paolo Solimeno, Giuristi Democratici.

Una città forse provinciale ma fantastica (forza viola).

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Quando la città, per un qualche motivo, è bloccata chi lavora in mezzo al traffico subisce conseguenze piuttosto pesanti. Un’azienda che si occupa anche di consegne urbane, come quella per cui lavoro io, vi potete immaginare come viva quei giorni. Anche per i ragazzi del contact center son momenti difficili. La persona che si aspetta una consegna, un pacco, una busta, non ha, spesso, alcun riguardo per il cataclisma (sia esso uno sciopero, una manifestazione, una nevicata o Godzilla che abbranca il campanile di Giotto) che avviene là fuori. Vuole la sua consegna nel minor tempo possibile e senza problemi.

Molti dopo poche parole, semplici spiegazioni, si calmano, comprendono e pazientano per l’arrivo (perchè arriviamo tranquilli) della loro spedizione. Altri no, protestano, sfogano rabbie represse, inveiscono, e forti della distanza telefonica se la prendono con incolpevoli centralinisti. Fa parte dei “rischi del mestiere” e dopo un po’ ci si fa il callo.

Quindi questa mattina, quando abbiamo iniziato il servizio ho detto ai ragazzi di fare attenzione e spiegare bene che oggi, a partire dalle 17, il servizio urbano avrebbe avuto certamente dei problemi per la partita delle partite. Oggi infatti si gioca Fiorentina Juventus alle 19, allo stadio Franchi; per cui vuoi per il traffico dei tantissimi che andranno al stadio, vuoi perchè la quasi totalità della città farà in modo di trovarsi per quell’ora o in tribuna o davanti ad televisore, oggi le consegne dopo le 17 saranno molto difficoltose. Usando un eufemismo.

Ci siamo preparati quindi ad un coro di geremiadi, e invece alla parola “partita” tutti si son calmati, molti hanno risposto “ah già, forza viola”, nessuno ha profferito un lamento.

Una città, non tifosi compresi, in attesa di un evento, che li fa diventare persino, per qualche momento, migliori.

#forzaviola