Il giorno più bello, gli alberi e la libertà

Oggi è l’undici di agosto e a Firenze si dovrebbe celebrare solo una cosa, la sua Liberazione. Le donne e gli uomini, autoctoni o venuti dalla parte “giusta” del mondo a liberarla. Invece ieri a Firenze è piovuto. Per circa 15 minuti è piovuto forte ed è tirato molto vento. Non è venuto un tornado, né una tromba d’aria. No è piovuto parecchio. Come capita da sempre in estate. E’ capitato anche che un albero è venuto giù, non ha colpito nessuno ma è venuto giù. Un albero grosso, che stava in quella strada (la strada dove sono nato sia detto per inciso) con tante foglie verdi. Un albero che avresti detto sano e rigoglioso. E infatti i cittadini della mia strada (non abito più lì da tanto ma insomma è sempre casa mia) hanno fatto un gran canaio perchè il Comune, brutto e cattivo, non buttasse giù lui e gli alberi a lui vicini perchè “Dio bono e si vede a occhio che son sani”. A occhio eran boni ma un temporale estivo l’ha buttato giù e per fortuna non si è fatto male nessuno. Dunque aveva ragione il Comune, i suoi tecnici, e chi di mestiere guarda gli alberi e decide (o almeno dovrebbe) che vanno “cambiati” perchè gli alberi non sani vanno giù. Vanno giù anche nei boschi, sia chiaro, ma penso che tutti si possa notare la differenza tra un albero che cade in un bosco e uno che cade tra le vie di una città. Quindi il tecnico del comune che guarda gli alberi del quartiere 5 (sia detto sempre per inciso che è uno pure simpatico) ha fatto bene il suo mestiere e ha detto che l’albero andava tagliato e sia dato atto che non lo ha fatto per un bieco interesse corruttivo di far girare gli alberi, come l’Avvocato invocava di far girare la patonza. No l’ha fatto perchè sa fare bene il suo mestiere. Meno bene, mi sia concesso, ha fatto il Comune che di fronte alla protesta ha posticipato il taglio di quegli alberi e dunque farebbe meglio a non dire che si è “sfiorata una strage”, perchè un po’ di colpa, fosse davvero successo qualcosa, l’avrebbe anche l’amministrazione posticipante. Ma torniano agli alberi. Non è la prima volta che a Firenze, e in quella zona, sugli alberi si fanno discussioni e azioni. Per il taglio degli alberi sul tragitto della tramvia c’è chi ci si è appollaiato e chi si è incatenato (ad un albero che non sarebbe stato abbattuto ma questo è un particolare); ricordo anche qualcosa su un nido di uccelli che pareva essere l’ultimo avamposto di una specie ormai prossima all’estinzione e invece pare fosse in disuso da anni. Insomma i miei vicini agli alberi ci tengono, li considerano un elemento immutabile e naturale della città. Non si toccano sono lì da sempre, dicono. Non è così ma anche i più anziani che si ricordano che quell’isolato erano tutte fabbriche e campi fino a quaranta anni fa, si voltano da un’altra parte e brontolano. Gli alberi in città sono un prodotto dell’uomo, come tutto il resto. Spesso risentono più della stagione politica che di quella metereologica. I famosi alberi di viale Morgagni erano una parte del parco della rimembranza, cioè il frutto di una legge del primo dopoguerra che imponeva, per ogni caduto della città sui campi di battaglia, fosse piantato un albero a suo ricordo. Dati gli anni e il sopravvenuto regime fascista invece di boschetti si diede vita a viali alberati su cui far marciare la prossima generazione di soldati da spedire alla prossima guerra. Ma anche le essenze che popolano i nostri giardini hanno dovuto fare i conti col regime. Se mi affaccio dalla mia terrazza mi trovo davanti una collezione di palme da fare invidia a Malindi. Il quartiere dove abito adesso, fu infatti edificato sul finire degli anni ’30 e la moda botanica dell’epoca era in linea con le celebrazioni del neonato impero. Si chiamavano i figli Impero e si piantavano palme nei giardini. Mica solo a Firenze o più a sud, se passate dal quartiere piacentiniano di Bolzano e date una sbirciata nei giardini delle case troverete anche lì qualche palma sopravvissuta ai rigori dell’inverno. E’ solo da un breve lasso di tempo che la flora delle città non è più affare da architetti (categoria spesso molto zelante con la moda e col potere) ma sono diventate affare da botanici e agronomi. Come il signore che guarda gli alberi del quartiere 5 e che aveva detto che quell’albero, a occhio sanissimo, non stava tanto bene. Eppure finche si piantavano palme sulle alpi andava tutto bene e quando un tecnico ci dice che quella pianta non sta bene formiamo un comitato. C’è chi dice che sono le storture della democrazia e spesso lo dicono quelli che la democrazia ce l’hanno antipatica. Poi ci sono quelli che “voi non capite un cazzo, io ho studiato dovete seguire me, perchè sono un Professsore”, che come dice il mio amico filosofo Boem, non servono a molto. E poi ci sono gli intellettuali (in un accezione ampia e diffusa, anche collettiva alla Gramsci che sarebbe il caso di approfondire ma magari non qui) che semplicemente o hanno smesso di studiare, o hanno smesso di impegnarsi o hanno smesso di parlare alla gente. E si autocommiserano quasi fossero una setta decadente millenarista che invece che credere che la terra sia piatta la credono tonda ma non per colpa degli ebrei (peraltro sono diversi giorni in cui mi interrogo sul cosa ci guadagnerebbero gli ebrei a far credere che la terra è sferica come dicono i terrapiattisti). Insomma alla fine parlando di alberi son finito a parlare di Libertà e quindi ho seguito il precetto iniziale sperando così di aver celebrato l’11 agosto che per noi fiorentini è, forse, il giorno più bello.

Per Lara Vinca Masini

appello-lara-vinca-masini

Sul numero 193 di Cultura Commestibile, uscito sabato 19 novembre 2016 abbiamo pubblicato un’appello per la concessione della cosiddetta Legge Bacchelli alla Critica d’Arte Lara Vinca Masini. La storia del diniego alla concessione del contributo era stata raccontata da Simone Siliani sul n. 192 sempre di CulturaCommestibile e potete leggerla qui.

Il manifesto con l’appello potete scaricarlo cliccando qui, mentre se volete aderire basta compilare il form sottostante:

 

 

Hamburger vista Duomo

mcdonald_vpervimercatese

Le cronache raccontano di una apertura di McDonald in Piazza Duomo a Firenze, l’assessore Bettarini a Controradio conferma trattative in corso, nonostante il sindaco su facebook si dichiari contrario e dia la colpa di una sua eventuale disfatta alle liberalizzazioni. Quelle liberalizzazioni che i partiti di cui Nardella è stato esponente, dirigente e parlamentare hanno sempre votato e sostenuto e pareva di capire sostengono ancora.

Un isterismo che non ha colto non solo il sindaco ma buona parte del suo partito, lo stesso che ha votato tutte le norme nazionali, regionali e comunali che hanno consentito l’attuale liberalizzazione del commercio. Lo stesso partito che osanna la liberalizzazione del mondo del lavoro ma diventa protezionista, almeno a Firenze, per quanto riguarda la ripubblicizzazione di aziende di servizi e le botteghe. Il Pd tuttavia non è solo; il simbolo dell’ “odiosa” multinazionale ameriKana (col k) ha risollevato gli istinti della sinistra dura e pura, che si conferma come sempre attenta al dito e mai alla luna ma anche i conservatori della Firenze che fu, indipendentemente dal loro colore politico.

E’ evidente che la lotta di classe nel centro storico prosegue. In barba al regolamento protezionista, al dazio del lampredotto (di cui parlammo già qui e qui), la grande catena americana chiede di aprire un negozio nel cuore della città, nonostante nel suo menù non si prevedano piatti della tradizione culinaria fiorentina o l’uso di prodotti a km 0. La deroga richiesta dalla multinazionale infatti si basa sul “servizio al tavolo” e “su uno spazio culturale all’interno del negozio”. Insomma la norma che doveva proteggere il centro storico varata dalla giunta Nardella e che ha fatto strada al provvedimento di Legge varato in questi giorni (su cui torneremo prossimamente) dimostra, se la richiesta della multinazionale sarà accolta, in questo caso la sua natura classista e vessatoria, chi può permettersi di affittare locali ampi, di destinare una parte di questi ad un angolo libreria, di pagare (o sottopagare) personale per servire al tavolo due hamburger e coca cola, può chiedere di derogare al peposo nel menù, il kebabbaro che a malapena riesce a pagare uno stanzino piccolo e stretto è fuori legge e additato al pubblico ludibrio, come propagatore del nemico dei nostri tempi, il degrado.

Sia chiaro chi scrive non ha nulla contro Mc Donald, nessun pregiudizio ideologico; peraltro in Piazza del Duomo già oggi decine di multinazionali e catene di commercio hanno già i loro negozi, il punto è altro. E’ la teoria del compound turistico che prende sempre più spazio e piede. Il parco giochi del rinascimento, con le sue botteghe tipiche e i punti ristoro riconoscibili e familiari sia che tu venga da Milano come da Detroit. Il compound non ha bisogno dell’autoctono se non come manodopera, personale di servizio. Per questo spariscono le rastrelliere per le biciclette in piazza Madonna degli Aldobrandini, davanti alle Cappelle Medicee, sostituite (seppur in parte) con gli ennesimi dehors. Si dirà che erano brutte, sporche, turbavano il decoro. E invece che pulirle, liberarle dai detriti di vecchie bici, si preferisce rimuoverle, ripristinare l’ennesima quinta scenica da fotografare o meglio su cui ambientare il proprio selfie da condividere.

Con questa logica si spiega anche la rinuncia al passaggio del tram dal Duomo, o dal centro storico in generale. Ai parchi tematici si arriva con i treni, poi si prosegue a piedi o al massimo coi trenini che però sono in tema con il parco. Su questa logica uno dei prossimi provvedimenti potrebbe essere l’aumento delle licenze per i fiaccherai. Dunque anche nel caso del tram il punto non è trasportistico o di impatto ambientale, visivo; no il disegno è l’armonizzazione, l’omologazione al modello ideale che il turista cliente si aspetta, al contesto in cui vendere il prodotto, sia questo il biglietto del museo (unico e indiscusso indicatore del successo dopo la riforma Franceschini) o l’hamburger con patatine. La vista duomo è un valore aggiunto, un costo che la quantità di clienti, garantita dal contesto, rende ammortizzabile in fretta.

Articolo apparto su Cultura Commestibile n.176 del 25 giugno 2016

Troppo facile fare i liberisti col lampredotto degli altri

slide2

La lotta di classe nel centro storico fiorentino, di cui già descrissi le peripezie nel numero 155, ha una nuova battaglia in corso.

E’ di questi giorni infatti la notizia che il Comune, all’interno del perimetro del centro storico patrimonio dell’UNESCO, consentirà l’apertura di esercizi dedicati alla ristorazione in base ad alcuni criteri “geografici”, filiera corta e “genuinità” alle radici enogastronomiche del territorio.

Un’apposita commissione valuterà questi criteri, consentirà deroghe e decreterà le aperture.

Aldilà della tenuta giuridica della norma, di cui dubito parecchio, sulla quale prevedo non tarderà di occuparsi il TAR, quello che qui interessa è l’intento e l’efficacia della norma.

L’intento appare chiaro e coerente con la strategia di questa e delle passate amministrazioni di conformare la realtà del centro storico alla sua rappresentazione immaginifica che il suo fruitore ideale porta con sé. E chi è, nei pensieri di chi Firenze governa, il primo fruitore delle proprie politiche? Non certo il cittadino (che non immaginiamo desideroso di peposo e lampredotto) ma il turista che invece questo immagina di trovare e questo deve trovare.

La creazione della quinta scenica del consumo attraverso l’apposizione di un limite, regolamentato, al Kebab o al cous cous a meno che le verdure non siano coltivate nei verdi campi del Mugello.

Eppure la regolamentazione delle attività di ristorazione è tema serio e affrontato in varie parti del mondo. A Los Angeles, dunque non in un “regime” statalista, alcuni anni fa fu proibita, in alcune aree della città, l’apertura di locali di Junk food (cibo spazzatura). Erano i quartieri più poveri della città, dove le condizioni della vita della popolazione, e in particolare dei più giovani, non consentivano un alimentazione sana con conseguenze sulla (già precaria) qualità della vita e sulla salute.

Dunque un amministrazione ha titolo a normare in materia, anche se personalmente trovo le motivazioni di decoro e tradizione meno importanti di quelle relative alla salute dei cittadini.

Il tema successivo, però, è quale efficacia hanno queste norme? Nel caso di Los Angeles pare molto poca, a Firenze vedremo. Qualche previsione però possiamo provare a farla. Intanto il provvedimento arriva dopo che il centro storico si è ormai trasformato pesantemente. Questo è avvenuto per l’effetto di scelte urbanistiche, della perdita di valore delle merci (non solo alimentari) vendute dagli esercizi commerciali, dal processo di gentrizzazione dovuto anche a fenomeni come Airbnb e dalla crisi economica. Dunque l’azione del provvedimento non avrà l’effetto di modificare l’offerta in essere ma di determinare quella futura e di farlo verso un determinato obiettivo: quella della progressiva trasformazione del centro storico in un compound turistico fatto degli stessi ingredienti dei sogni dei tour operator.

Apparso su CulturaCommestibile n.161 del 12 marzo 2016

Lotta di classe al Kebabbaro

merkel_doner_kebap

La lotta di classe non è conclusa come spesso ci dicono. Non si combatte nemmeno solo nelle periferie o davanti ai cancelli dei magazzini della logisitica.

Vi è una lotta di classe quotidiana, non violenta ma non per questo non cruenta, che si combatte, per esempio, nel centro storico di Firenze. Una lotta di lunga durata, ininterrotta, che vede ormai soccombere proletariato, borghesia liberale e semplici cittadini. Una lotta che non vede cambiamenti significativi di fronte da quasi sempre e che ha avuto, la più recente, battaglia decisiva nella pedonalizzazione di Piazza Duomo e soprattutto nell’impedire il passaggio della tramvia dal centro storico. Un’operazione che ha portato a dare un limite, un perimetro, al centro storico, favorendone la trasformazione in compound. Ennesimo processo di gentrizzazione, isolamento: il ghetto del bello, usufruibile formalmente a tutti, ammiccante in realtà a turisti e clienti. Una volta delimitato il perimetro si procede alla “pulizia”.

Ecco dunque l’ultimo tassello, il provvedimento contro i cosiddetti minimarket. Atto in cui elementi di Stato Etico si fondono con la brama del capitale (ché solo i rivoluzionari da tastiera confondono il capitale col liberismo e dimenticano che il primo ha sempre fatto migliori affari con gli statalisti che con i liberali) al suono di parole come decoro, salute, pulizia e bellezza. Un provvedimento talmente classista che ha fatto gridare al razzismo chi, ormai disabituato a usare categorie politiche, maneggia soltanto quelle sociali. Un intento e un pensiero che sappiamo estraneo ai nostri amministratori ma che la natura del provvedimento ha reso passibile di fraintendimento.

Il pubblico che torna a dare patenti di liceità: Tiger (quella simpatica catena di chincaglierie made in china) sì perché nordico e lindo, the king of Lahore no perché privo di lampade di design (spesso di lampade toutcourt) e diciamocelo piuttosto sudicio.

Una lotta in cui non ci è stato risparmiato, almeno per pudore del ridicolo, la retorica del cancro da estirpare, così maschia e virile. E’ in gioco la salute dei nostri figli! Quelli a cui abbiamo abdicato il nostro ruolo di educatori preferendo indossare la maschera più semplice (ma dozzinale) dei guardiani.

L’alcool quindi, il nemico, feticcio secolare dei proibizionisti di ogni risma. L’alcool come nemico della meglio gioventù, quella che si riprende il futuro. E ho tremato passando davanti a Procacci, con in vetrina le sue splendide bottiglie di ottimo Chianti. Anche lui un nemico? O forse saranno i tre bicchieri a garantirci come già fecero le stelle gialle?

Una siffatta battaglia poi è talmente perfetta che salda gli entusiasti del capitale, buttafuori addetti alla door selection su base censitaria, agli optimates del belllo. I tutori dell’arte e della bellezza, conservatori e tutelatori, progressisti reazionari che sognano un mondo di fruitori del bello a cui loro han dato educazioni e patenti di apprezzabilità. Pronti a brandire oggi la Costituzione Repubblicana come, ieri, brandivano il libretto rosso; non avendo probabilmente letto sino in fondo nessuno dei due.

Capaci di indignarsi per i manifesti sui restauri (e meno male) ma in fondo felici per la ripulitura dal piccolo minimarket africano, così fuori contesto.

Oggi più di ieri si avvertirebbe il bisogno di una Rivoluzione. Liberale.

Articolo apparso su Cultura Commestibile n.155 del 30 gennaio 2016.

Dentro Firenze

invito-dentro-firenze_corretto_600

Ops, l’abbiamo rifatto di nuovo. Dopo il successo del volume, Dalla parte di Marcel, dello scorso anno quest’anno Cultura Commestibile torna in libreria con un volume, Dentro Firenze, che rappresenta, al momento in cui il volume va in stampa, l’unica opera sulle architetture degli ultimi 15 anni a Firenze.

Il volume, edito da Maschietto editore, parte dagli articoli apparsi a firma John Stammer sulle colonne di CulturaCommestibile.com in questi mesi, dedicati agli edifici e agli interventi che hanno caratterizzato la vita urbanistica della città.  Il libro è poi arricchito di interviste esclusive ai grandi architetti che a Firenze hanno lavorato, da Foster a Desideri, da Natalini a Isola.

Un gran bel volume che presentiamo giovedì 18 dicembre alle 17,45 al saloncino delle Murate (piazza Madonna della Neve, Firenze) insieme a Sara Nocentini, assessore alla Cultura della Regione Toscana, Elisabetta Meucci, assessore all’urbanistica del Comune di Firenze, Mario Primicerio, docente Università di Firenze e già sindaco di Firenze, Silvia Viviani, Presidente Istituto Nazionale di Urbanistica, Aldo Frangioni, Redattore di Cultura Commestibile, Guido Murolo Presidente della Fondazione Architetti di Firenze.

La serata sarà trasmessa dalle 18 alle 19 sulle frequenze di Controradio.

 

ps. chi fosse interessato ad acquistare il volume ad un prezzo speciale mi puo inviare una mail a michele@morrocchi.it

 

Cento di questi numeri /parte seconda

100cucoMartelli

Continuano i festeggiamenti per i 100 numeri di Cultura Commestibile. Non paghi della cioccolata e della magnifica serata a Sensus di sabato scorso, sabato 29 dalle ore 16 parliamo di Cuco e di cos’è cultura alla Via dei Libri, la biblioteca nel mezzo di Via Martelli a Firenze.

Non mancate.

 

Cento di questi numeri

invito 100 CuCo

Sabato prossimo esce, in edizione digitale, il numero 100 di Cultura Commestibile che, con i 67 numeri usciti insieme al Nuovo Corriere di Firenze in edizione cartacea, rappresenta diversi anni di nostro impegno a raccontare e riflettere cosa sia la cultura oggi, come questa possa essere alimento per lo spirito e per il portafogli.

100 numeri a cui tanti amici hanno collaborato insieme a grandi e grandissimi protagonisti della cultura locale e mondiale. Oltre quindi ad un numero speciale con tante riflessioni su cosa sia cultura oggi, ci piacerebbe festeggiare il numero 100 insieme agli amici e ai collaboratori sabato 22 novembre a partire dalle ore 17 presso Sensus in viale Gransci 42 A a Firenze.

Vi aspettiamo!

 

Festa d’estate per Clichy

Festa del 20 giugno - La Festa d'Estate di Edizioni ClichyTorna la festa nei locali dell’editore Clichy. Come sempre non mancheranno le sorprese. Quest’anno l’appuntamento è per venerdì 20 giugno a partrire dalle 17,30 presso la sede di via Pietrapiana 32 a Firenze. E per la partita? Nessun problema, Italia Costa Rica la potrete seguire anche da lì. Non mancate.

Una città forse provinciale ma fantastica (forza viola).

203518763-272c1505-bfe8-4dc4-aeb3-00f900163340

Quando la città, per un qualche motivo, è bloccata chi lavora in mezzo al traffico subisce conseguenze piuttosto pesanti. Un’azienda che si occupa anche di consegne urbane, come quella per cui lavoro io, vi potete immaginare come viva quei giorni. Anche per i ragazzi del contact center son momenti difficili. La persona che si aspetta una consegna, un pacco, una busta, non ha, spesso, alcun riguardo per il cataclisma (sia esso uno sciopero, una manifestazione, una nevicata o Godzilla che abbranca il campanile di Giotto) che avviene là fuori. Vuole la sua consegna nel minor tempo possibile e senza problemi.

Molti dopo poche parole, semplici spiegazioni, si calmano, comprendono e pazientano per l’arrivo (perchè arriviamo tranquilli) della loro spedizione. Altri no, protestano, sfogano rabbie represse, inveiscono, e forti della distanza telefonica se la prendono con incolpevoli centralinisti. Fa parte dei “rischi del mestiere” e dopo un po’ ci si fa il callo.

Quindi questa mattina, quando abbiamo iniziato il servizio ho detto ai ragazzi di fare attenzione e spiegare bene che oggi, a partire dalle 17, il servizio urbano avrebbe avuto certamente dei problemi per la partita delle partite. Oggi infatti si gioca Fiorentina Juventus alle 19, allo stadio Franchi; per cui vuoi per il traffico dei tantissimi che andranno al stadio, vuoi perchè la quasi totalità della città farà in modo di trovarsi per quell’ora o in tribuna o davanti ad televisore, oggi le consegne dopo le 17 saranno molto difficoltose. Usando un eufemismo.

Ci siamo preparati quindi ad un coro di geremiadi, e invece alla parola “partita” tutti si son calmati, molti hanno risposto “ah già, forza viola”, nessuno ha profferito un lamento.

Una città, non tifosi compresi, in attesa di un evento, che li fa diventare persino, per qualche momento, migliori.

#forzaviola