Festa d’estate per Clichy

Festa del 20 giugno - La Festa d'Estate di Edizioni ClichyTorna la festa nei locali dell’editore Clichy. Come sempre non mancheranno le sorprese. Quest’anno l’appuntamento è per venerdì 20 giugno a partrire dalle 17,30 presso la sede di via Pietrapiana 32 a Firenze. E per la partita? Nessun problema, Italia Costa Rica la potrete seguire anche da lì. Non mancate.

Una città forse provinciale ma fantastica (forza viola).

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Quando la città, per un qualche motivo, è bloccata chi lavora in mezzo al traffico subisce conseguenze piuttosto pesanti. Un’azienda che si occupa anche di consegne urbane, come quella per cui lavoro io, vi potete immaginare come viva quei giorni. Anche per i ragazzi del contact center son momenti difficili. La persona che si aspetta una consegna, un pacco, una busta, non ha, spesso, alcun riguardo per il cataclisma (sia esso uno sciopero, una manifestazione, una nevicata o Godzilla che abbranca il campanile di Giotto) che avviene là fuori. Vuole la sua consegna nel minor tempo possibile e senza problemi.

Molti dopo poche parole, semplici spiegazioni, si calmano, comprendono e pazientano per l’arrivo (perchè arriviamo tranquilli) della loro spedizione. Altri no, protestano, sfogano rabbie represse, inveiscono, e forti della distanza telefonica se la prendono con incolpevoli centralinisti. Fa parte dei “rischi del mestiere” e dopo un po’ ci si fa il callo.

Quindi questa mattina, quando abbiamo iniziato il servizio ho detto ai ragazzi di fare attenzione e spiegare bene che oggi, a partire dalle 17, il servizio urbano avrebbe avuto certamente dei problemi per la partita delle partite. Oggi infatti si gioca Fiorentina Juventus alle 19, allo stadio Franchi; per cui vuoi per il traffico dei tantissimi che andranno al stadio, vuoi perchè la quasi totalità della città farà in modo di trovarsi per quell’ora o in tribuna o davanti ad televisore, oggi le consegne dopo le 17 saranno molto difficoltose. Usando un eufemismo.

Ci siamo preparati quindi ad un coro di geremiadi, e invece alla parola “partita” tutti si son calmati, molti hanno risposto “ah già, forza viola”, nessuno ha profferito un lamento.

Una città, non tifosi compresi, in attesa di un evento, che li fa diventare persino, per qualche momento, migliori.

#forzaviola

Arte in fabbrica

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SABATO 15 MARZO 2014- ORE 19.30
VIA REGINALDO GIULIANI, 360- IL SODO- FIRENZE
INGRESSO LIBERO
Nello stabilimento Seves, suggestivamente illuminato con giochi di luci e suoni l’installazione dello Street Artist SOLO sarà accompagnata da un concerto della
Scuola di Musica di Fiesole
Seguirà un aperitivo nei locali della mensa aziendale
 
Seves…cos’è?
Seves è una fabbrica storica di Firenze, nasce da un’idea del principe Piero Ginori Conti, che nel 1928, fonda l'”istituto sperimentale per lo studio e l’applicazione dei prodotti del boro e del silicio”. Da allora molte cose sono cambiate, sino ad arrivare alla situazione attuale: un’azienda multinazionale che nello stabilimento fiorentino è in grado di produrre mattoni in vetro unici al mondo, per l’architettura e l’arredamento. Scelta da architetti di fama internazionale come Renzo Piano, Rafael Moneo, Santiago Calatrava e altri, è portatrice nel mondo del “made in italy”; lo stesso Renzo Piano lo ha riconosciuto, scrivendo ai lavoratori dello stabilimento di Firenze una accorata lettera di solidarietà per l’alta qualità della loro manifattura.
Ciononostante, la proprietà ha deciso di spegnere il forno fusorio e di chiudere la fabbrica.
Con l’arrivo delle lettere di licenziamento i lavoratori hanno deciso di “occuparla”, scegliendo però una modalità inedita: non chiudersi dentro ma “aprire” i suoi cancelli alla città.
La fabbrica diventa pertanto uno spazio di incontro per l’intera cittadinanza fiorentina che vi si riconosce e riconosce nel lavoro il fondamento della propria comunità.

Natale a Clichy

Invito Festa Natale a Clichy - 7 dicembre- Edizioni Clichy

Gli amici di Clichy, piccola casa editrice fiorentina dal catalogo straordinario, hanno deciso di festeggiare il prossimo Natale e il loro primo anno di attività con una festa, sabato prossimo – 7 dicembre –  a partire dalle 18.00 presso i loro locali di Firenze (via Pietrapiana 32).

Durante la serata sarà possibile acquistare i loro libri al chilo, all’equivalente del prezzo di un chilo di Castagne. Per chi è a Firenze sabato prossimo un occasione da non perdere per entrare nel clima natalizio e portarsi a casa un bel po’ di ottimi libri.

Per informazioni e per conoscere il catalogo di questo editore: www.edizioniclichy.it

Superzelda a Firenze

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Domani pomeriggio, in Piazza della Repubblica a Firenze alle 18, all’interno della piazza dei libri, presento insieme a Vanni Santoni, Superzelda (Minimum Fax). Una grapich novel che racconta la vita di Zelda Fitzgerald.

Ballerina, pittrice, scrittrice, Zelda Sayre (1900-1948), moglie dello scrittore Francis Scott Fitzgerald, ha incarnato più di ogni sua contemporanea il prototipo della «maschietta», creando un modello di femminilità alternativa e ribelle che è sopravvissuto ben oltre gli Anni Ruggenti – grazie anche alle opere del marito, che a lei si è ispirato nel costruire le eroine più riuscite dei suoi romanzi.

Questo graphic novel ne racconta le vicende, dall’infanzia in Alabama, passando per l’incontro con Scott, il matrimonio e la scandalosa luna di miele a New York, e poi i viaggi in Europa e in Africa, le frequentazioni con Ernest Hemingway, Dorothy Parker, John Dos Passos e molti altri protagonisti della scena intellettuale e artistica dell’epoca, fino alla malattia, il ricovero per schizofrenia e la morte in seguito a un drammatico epilogo.
Sceneggiato a partire dai romanzi del marito, e disegnato utilizzando l’iconografia dell’epoca e le foto di famiglia di casa Fitzgerald, Superzelda è il ritratto a fumetti della coppia più spericolata e romantica di quella che Gertrude Stein definì «generazione perduta».

Ne parliamo domani insieme agli autori Tiziana lo Porto e Daniele Marotta. Vi aspetto.

La battaglia delle idee

20130502-192723.jpgDomani, venerdì 3 maggio, torno in edicola con una piccola rubrica sul Corriere Nazionale – Qui Firenze riprendendo l’abitudine interrotta con la chiusura del Nuovo Corriere di Firenze. I temi saranno i miei usuali, la politica, l’economia e la società con un occhio speciale su Firenze. Il titolo della rubrica è decisamente impegnativo – la battaglia delle idee – visto il precedente sicuramente “migliore”.

Il primo articolo è dedicato alle risorse del governo Letta; alla ricerca delle quali tutti si affannano ma che, forse, non sono così importanti. Vi aspetto domani in edicola.

 

 

Un museo fuori fuoco

Incuranimage005te della recensione non proprio lusinghiera apparsa su queste colonne della mostra “Gli Archivi Alinari e la sintassi del Mondo –Omaggio a Calvino” sabato scorso sono andato a vedermela al Museo Nazionale Alinari della Fotografia, portando con me mio figlio Giorgio di 4 anni e mezzo.

All’arrivo prima sorpresa, il costo del biglietto – ridotto – supera di un Euro quello degli Uffizi ….

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E’ terminata la spinta propulsiva delle facce nuove?

Alla fine gira e rigira il vecchio principe di Salina la spunta sempre. Che tu sia un paludato funzionario di partito o un innovatore/rottamatore devi sempre fare i conti con quello che l’intorno a te ti offre e da quello muovere le tue scelte. Tigri, gattopardi o sciacalletti: le scelte le fai con quello che la savana ti offre e con la certezza che tutti si sentiranno sempre il sale della terra.

Dopo tre anni di facce nuove al potere anche Matteo Renzi, di fronte al primo vero rimpasto politico della sua giunta, deve guardarsi indietro e ignorare bellamente i dettami del politicamente corretto che avevano sinora dettato la scelta dei “suoi” uomini al governo cittadino.

Le prima vittime del gioco che si è fatto improvvisamente duro, sono genere ed età anagrafica. Due uomini (anche se la parità complessiva di genere è mantenuta) e non proprio due ragazzini (sia detto con il dovuto rispetto). Il secondo è quello del rinnovamento, pardon rottamazione, con il vecchio regime dominiciano. Le facce nuove per l’appunto.

Certo Givone e Petretto non hanno mai ricoperto incarichi di governo nell’amministrazione Domenici né in quella regionale Martini prima e Rossi poi. Tuttavia il loro ruolo di “consiglieri”, tecnici, in quelle amministrazioni non è mai stato un mistero. Anzi sia nella loro funzione istituzionale (Prorettore l’uno, Direttore dell’IRPET l’altro) che in quella di commentatori sulla stampa e convegni hanno avuto molto spesso modo di dire la loro (certo anche criticando) sul governo fiorentino.

Due uomini di indubbia qualità analitica e di grande competenza nei loro campi che hanno certamente tutte le carte in regola per ben figurare nel nuovo mestiere di amministratori, ma che non avresti sinora annoverato tra i rottamatori delle precedenti amministrazioni.

Ricordo personalmente il contributo di Petretto al gruppo per il programma del PD alle scorse amministrative e se certo quanto scritto in quel programma non può certo dirsi responsabilità diretta sua, io che coordinavo quel gruppo posso testimoniare quanto le sue riflessioni (non solo in ambito economico) siano state poi recepite nel lavoro finale. Un lavoro che, sinora, Renzi ha dimostrato di non aver apprezzato fino in fondo.

Forse, scherzando, possiamo dire che la spinta propulsiva delle facce nuove a Palazzo Vecchio sia terminata e si apra un fase di rilettura del passato cittadino diversa, in cui non ci sia bisogno di rinnegare (almeno in termini di comunicazione perché sull’amministrare altro alla fine è stato fatto) quello che la precedente amministrazione (peraltro di stesso segno politico) di buono aveva fatto. Lo si fa ripescando due ottime persone e due ottimi tecnici; per ora non lo si fa ricostruendo un rapporto di squadra coi partiti e più in generale coi soggetti di intermediazione sociale. Tuttavia c’è un cambio, anche simbolico, di atteggiamento che non va ignorato, anche nel rispondere alla domanda (che se fossimo Renzi ci avrebbe decisamente rotto) se alla fine Renzi andrà via o resterà qui.

I due polli di Renzi e De Magistris

Dal Nuovo Corriere di Firenze del 19 gennaio 2012.

Tempi duri per i polli dei sondaggi, quei due pennuti che, secondo la famosa definizione di statistica, se io ho in sorte di mangiarne due e il mio vicino nessuno, le statistiche rilevano che ne abbiamo comunque mangiati uno a testa.

Indici, spread, serie annuali ormai segnano la nostra vita quotidiana e sono ormai argomento di conversazione comune come una volta lo erano il pressing, il fuorigioco o la moglie dell’arbitro. Dati che entrano e che escono (a proposito i CDS, le assicurazioni sul rischio di fallimento degli Stati che fine han fatto non li cita più nessuno?) che ci mettono di buono o cattivo umore e che ci fanno comunque sentire tutti un po’ esperti di economia, finanza.

Non bastasse l’interpretazione dei dati passati, ci si mettono anche i vaticinatori di futuro, le agenzie di rating, che svolgono l’ancestrale funzione assolta nei tempi antichi da oracoli e sacerdoti senza sgozzare capretti o interpretare il volo degli uccelli.

Infine mai vanno in pensione i sondaggi, che rilevano intenzioni di voto, percezioni e umori e che, tecnici o non tecnici al governo, affollano le agende e i pensieri dei nostri politici, tanto che molto spesso si è avuta l’impressione (e non solo quella) che fossero queste rilevazioni statistiche a campione a dettare l’agenda e a muovere le decisioni degli attori politici nazionali o locali. Ecco perché fa rumore la classifica del gradimento degli amministratori locali che ogni anno pubblica il sole 24 ore. Un’indagine che non rileva la qualità di un sindaco o presidente di regione o provincia ma solo il suo gradimento, categoria ben difficilmente quantificabile in numeri.

Spiegato quindi perché capita, come è capitato quest’anno, che il primo cittadino di Firenze, crolli dal primo al 51° posto di tale classifica. In termini calcistici un tonfo paragonabile soltanto a una retrocessione dalla finale di Champions alla terza divisione. Eppure se guardiamo l’azione amministrativa svolta nel 2011 da Renzi, non si scorgono, pur in presenza di una conflittualità sociale più elevata e di alcune decisioni meno condivise, azioni che per numero e portata dovrebbero evidenziare un tale tonfo. Se poi si gira per la città la popolarità del sindaco non appare crollata, per non parlare della stampa locale dove gode, seppur in maniera minore, di un’ottima popolarità.

Verrebbe quindi da pensare che o fossero troppo ben disposti con lui nell’anno passato i fiorentini intervistati o troppo astiosi quelli sondati quest’anno e che, in questo caso, non abbia digiunato Renzi nel 2011 lasciando a De Magistris i due polli, ma che comunque almeno una coscia l’abbia mangiata pure lui e che non avesse nel 2010 rischiato l’indigestione nemmeno lui.

Il razzista al nostro fianco

Dal Nuovo Corriere di Firenze del 15 dicembre 2011.

Non so se ha senso disquisire della follia di Casseri, come quella di Breivik, o dei tanti, troppi, omicidi che popolano questo mondo. Di sicuro però ha senso ragionare, conoscere, estirpare, l’odio che li muove che ne nutre la follia omicida. Sia quell’odio organizzato, militante, di cui Casseri era espressione, sia quello latente che serpeggia in tanti cittadini comuni, che di Casa Pound conoscono l’esistenza solo per i manifesti che inzozzano i nostri muri. Ai primi, peraltro più facilmente rintracciabili, si risponde applicando le leggi che il nostro Stato si è dato a partire da quell’apologia di fascismo o alla legge Mancino oggetto di una rivisitazione culturale e politica nefasta negli ultimi anni. E’ di qualche anno fa la bella inchiesta di Paolo Berizzi Bande Nere (Bompiani 2009) in cui vengono descritte le decine di movimenti della nuova destra sempre meno legata ai vecchi miti del ventennio e molto più in grado di calarsi nelle realtà sociali delle nostre città, nell’odio che serpeggia, nel bisogno, umano e ancestrale, di trovare un nemico (di solito l’altro) a cui dare la colpa. Ed è indubbio che si è avvertito un lassismo nei confronti di questi movimenti, sia per sottovalutazione politica sia per una società civile non più adusa a pensarsi come una comunità, un tutto interdipendente. E’ in questo terreno che sorge il razzismo latente, quello di solito che ha in premessa espressioni come “io non sono razzista però…” oppure “io ho molti amici ebrei, gay, neri…” E anche le cronache dei giornali di ieri sono tristemente piene di queste espressioni. Dai commercianti di piazza Dalmazia (tra i quali segnala un amico barista qualcuno non ha avuto nemmeno il cuore di rispettare i 10 minuti di lutto cittadino) al consigliere regionale Donzelli (chi altro altrimenti?) che ha emesso un delirante comunicato in cui alla fine dava la colpa dei fatti di sangue di martedì ai senegalesi e alla sinistra che governa la città. Un comunicato in cui è assente una qualsiasi forma di pietas nei confronti di persone uccise in mezzo a una strada, una cassa di risonanza non certo ai facinorosi neonazisti (almeno lo speriamo nelle intenzioni) ma a quell’odio sordo del razzista che abita accanto a noi. Che, fortunatamente, non armerà la mano come Casseri ma sempre più tollererà e dimenticherà anche la violenza e l’odio. Ieri tutte le istituzioni, comprensibilmente, hanno dichiarato che Firenze non è razzista. Purtroppo non è così anche se ancora si tratta di minoranza ma non certo isolate, occorre allora agire e anche in fretta, con le armi della conoscenza e della giustizia.