Lo Stato “sfigato” che non paga le ditte.

Dal Nuovo Corriere di Firenze del 26 gennaio 2012.

180 giorni, 6 mesi. Il tempo che passa tra la befana e il due giugno. Si fa in tempo a vedere la neve e a fare i primi bagni. E’ il tempo che, in media, occorre alla pubblica amministrazione italiana per pagare le ditte o i professionisti che hanno lavorato per lei. E parliamo di dato medio, che è quindi fatto dei trenta giorni del comune virtuoso ma anche dei più di due anni che ci sono voluti ad una cooperativa sociale per farsi pagare da una ASL campana. Nel frattempo l’imprenditore ha emesso fattura (non si lavora a nero per lo Stato) e pagato l’IVA, gli stipendi e i contributi ai propri lavoratori. Ma ha fatto di più, ha svolto anche il lavoro di esattore delle tasse per lo Stato, svolgendo il compito di sostituto d’imposta e, per farlo, quasi certamente si è rivolto (pagando) a un professionista. Poi gli sarà pure capitato di pagare in ritardo qualcuno di questi tributi, il che può succedere quando non ti pagano, ed allora si sarà visto recapitare una bella cartella con spropositati tassi di interesse per il ritardato pagamento. Nel frattempo le banche anticipano sempre meno il credito e anzi spesso ti chiedono di rientrare: “sa c’è la crisi”. Non va molto meglio se l’imprenditore si trova a lavorare per conto di grandi gruppi industriali. Ormai i contratti prevedono di regola i pagamenti a 90 giorni, tre mesi. Senza interessi, naturalmente. Da lunedì, un parlamentare radicale,  Marco Beltrandi è in sciopero della fame per chiedere al governo Monti di approvare una legge di cui Beltrandi insieme al democratico Misiani è primo firmatario che chiede i pagamenti entro 60 gironi. Una legge proposta prima ma che recepisce o meglio anticipa una Direttiva Europea che chiede proprio questo. Il governo, attraverso il ministro Passera, ha detto che non aspetterà il termine previsto per dare attuazione alla Direttiva e cioè metà 2013; anche se è ben cosciente che ad oggi lo Stato non è in grado di onorare i propri creditori a meno di non creare ulteriore debito pubblico. Di certo però, e a somma zero per le casse dello Stato, potrebbe agire verso le grandi aziende. Rimane comunque necessario muoversi presto , ad oggi infatti , calcola il sole24ore, il 31% dei fallimenti è causato proprio nel ritardo dei pagamenti. Ditte quindi che potrebbero vantare un credito significativo e con creditori solvibili devono comunque chiudere mandando a casa i propri lavoratori perché ottengono pagamenti con tempi biblici. Parafrasando il sottosegretario Martone potremmo dire che ci pare sfigato uno Stato che non paga chi ha lavorato con lui.

2 thoughts on “Lo Stato “sfigato” che non paga le ditte.

  1. Ti scrivo con ritardo, ma assolutamente d’accordo con te. Ti aggiungo inoltre che è stato abrogata la possibilità alle aziende di chiedere la certificazione del debito alle amministrazioni pubbliche, certificazione che permetteva di chiedere l’anticipo delle fatture alle banche, per l’80% del credito, portando liquidità e spesso respiro alle pmi.
    L’unica notazione che faccio alla tua analisi riguarda l’IVA. Per quanto concerne le fatture emesse per le pubbliche ammistrazioni L’iva viene sospesa fino all’incasso, questo vuol dire che dovrà essere pagata alla scadenza F24 successiva al pagamento della stessa. Questo ovviamente non giustifica i ritardi..
    Come va?
    Un abbraccio
    A.

  2. Ciao Anto! Io tutto bene.
    Mi avevano già fatto notare che sull’IVA avevo detto una cosa sbagliata. Grazie comuque per la segnalazione, che io mi ero dimenticato di fare qui! 🙂

    Un abbraccio
    M.

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