Il centro non serve. Almeno in Francia

Dal Nuovo Corriere di Firenze del 4 maggio 2012.

Mentre da noi si da’ molto rilievo al disconoscimento imbarazzato da parte di Sarkozy di Silvio Berlusconi durante il dibattito televisivo con Françoise Hollande per il secondo turno delle elezioni francesi, in Francia la discussione, giustamente, si appunta più sull’efficacia dei due candidati.

Intanto tutti i commentatori paiono convenire sul punto che i due pretendenti hanno badato più a consolidare i propri schieramenti che nel cercare di rubare voti all’avversario. Comprensibile, almeno sulla carta, da parte di Sarkozy che vede nel bottino di voti del Fronte Nazionale, un bacino potenzialmente conquistabile. Peraltro Sarkozy ha rotto anche uno dei tabù più longevi della quinta Repubblica dichiarando la Le Pen compatibile con la Repubblica, spazzando via quella regola non scritta che diceva, per la destra francese, sì ai voti del FN no ai suoi dirigenti. La Le Pen pare non dare troppa retta, almeno pubblicamente, a questi corteggiamenti ma non è chiaro come risponderanno i suoi elettori soprattutto di fronte ad un Hollande che calca molto coerentemente il suo lato socialista e di sinistra.

Un lato che, personalmente con qualche pedanteria di troppo e non proprio spigliatezza comunicativa, ha ribadito molto anche nel dibattito di mercoledì sera. Si vede che il mantra italiano de “le elezioni si vincono al centro” in Francia non devono conoscerlo. Hollande ha fatto la sinistra, certo moderna, certo riformista, e non ha vezzeggiato i cosiddetti moderati che seppur deludenti al primo turno, potevano rappresentare il campo di battaglia di entrambi i contendenti.

Vedremo domenica quale dei due richiami alle ali sarà stato più efficace ma, almeno oggi, il grande centro francese pare essere un non luogo della politica. Impossibile pensarlo da noi. O no?

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