ikea of sweden

Dovendo traslocare ho dovuto comprare cucina e camera da letto nuova. Pochi soldi, poco tempo; dunque si va all’ikea.

Intanto si parte dalla progettazione. Catalogo, sito internet e poi il magico programmino per progettare gli interni. Dunque prendi le misure della casa. Dove stanno le prese, dove sta l’acqua. Rilievi così accurati che nemmeno per spostare Abu Simbel.

Poi il gran giorno. Decidi di andarci in mezzo alla settimana evitando il fine settimana dove all’ikea ci sta più gente che al Franchi per Fiorentina Milan. Pensi di cavartela in mezza giornata e fissi tranquillamente i tuoi appuntamenti per il pomeriggio tanto che vuoi che ci voglia? Ho già previsto tutto, so già che voglio, ci metto poco.

Scarichi quindi il figlio dai nonni e ti presenti alla porta del magazzino all’orario di apertura: le 10. Ti porti al banco progettazione cucine e ti chiedi come mai seppure sia stato tu ad aiutare il commesso ad aprire il bandone stiano servendo il 202 e tu hai il numero 207.  In un angolo della tua mente si insinua il dubbio che qualcuno abbia pernottato qui. Forse su Karlstad divano. Ma è ancora presto e nulla ti turba ancora.

Il display da anche le indicazioni di quanto più o meno dovrai attendere. Il calcolo indica 22 minuti. Che diventano presto 24. Poi 26.

A 28 minuti previsti di attesa capisci che è il caso di portarti avanti col lavoro e vai verso la zona letti. Ti presenti alla giovane commessa, ordini il tuo letto, materasso, barra, doghe e due comodini e lei cordialmente ti stampa la tua lista distribuzione visto che i mobili vuoi farteli recapitare a casa.

Con la tua lista e il tuo letto in versione lista di distribuzione ritorni alla zona progettazione cucine. Servono sempre il 202 e il tempo di attesa previsto è diventato 37 minuti. Aumenta invece di diminuire.

Mentre ti interroghi sull’inversione delle leggi della fisica un commesso (scoprirò in seguito essere il capo di quella parte di mondo) mi guarda e mi fa: “ma voi avete già il preventivo approvato?”

Panico. Provi a balbettare qualcosa del tipo , “boh io ho fatto il mio progettino col vostro programma ho qui le stampe…” e lui arcigno: “ma non lo ha uploadato sul database dell’ikea?” e io un po’ ebete “no veramente non lo avrei uploadato…”.

Male, molto male non upoloadare. Ma io provo a giocarmi la mia contromossa. “Io però avrei il file in una chiavina usb qui con me….” e lui con lo sguardo dell’iniziato che scruta la feccia dell’umanità che vuole solo elevarsi all’ikeitudine mi fa ” NO! la chiavetta non è possibile per  motivi si sicurezza!”

E icche tu sei la Nasa? Lo guardo stupito domandandomi se tra le varie proproste ikea l’adozione di un semplice antivirus per verificare la mia chiavetta usb non sia proprio possibile. Ma il kapetto è irremovibile. Ha detto no e no sarà.

Mi consiglia quindi di riprogettare da capo la cucina da una delle postazioni lì accanto. Peccato che io non abbia portato le misure della cucina.

Penso di andarmene e tornare un altro giorno. Poi mi dico, in fondo è ancora presto. Chiamo mio padre che sta a rifredi (molto più vicino di me che abito a campo di marte) sento se è a casa e parto alla volta di casa sua dove dalla mia chiavetta uploado il file.

Ritorno all’ikea ,mi faccio approvare il preventivo, e poi passo all’ordine.

Stavolta commesso molto, molto gentile. che prende il preventivo appena fatto da lui e lo ridigita pezzo per pezzo sul programma dell’ordinazione e ti chiedi: ma trasferire il file è troppo complicato per gli informatici dell’ikea?

“guardi il piano che lei ha scelto non va bene perchè il taglio rischia di non poter essere fatto che fa cambia?” ” E che fo, cambio”

“guardi il piano di cottura che ha scelto non c’è e arriva forse a luglio. Che fa cambia?” ” E che fo,cambio”

“guardi che il lavello che ha scelto c’è, però non glielo posso spedire. Dovrebbe prenderlo lei oggi. Che fa lo prende? ” ” E che fo, lo prendo”. (tanto pesa solo 44 chili….)

“guardi che le gambe della cucina e la lista di 220 cm le deve prendere lei perchè non gliele posso spedire. Che fa le prende? ” ” Che fo le prendo. Tanto c’ho gia il lavello…”

“Allora”  e comincia a stampare una quantità di fogli che paiono il trattato di Oslo ” questa è la lista di distribuzione della roba che le arriverà a casa. Questo è quello che deve prendere all’area self service. Questo lo ritira al magazzino esterno che è fuori dal magazzino principale. Il tutto in triplice copia perchè una la tengo io, una la tenete voi una la date al banco trasporto e montaggio subito dopo l’uscita”.

E allora ringrazi. prendi il faldone e ti incammini verso la zona armadi. E intanto pensi. Ma perchè al banco trasporti e montaggi non glielo mandano loro via telematica l’ordine di montaggio? E perchè visto che sono così rispettosi dell’ambiente la lista distribuzione che tutte le volte che ordini qualcosa ti ristampano in triplice copia deforestanto mezzo canada, non la tengono in formato elettronico e te la stampano solo alla fine del magazzino?

Intanto è già ora di pranzo e pensi, il primo pomeriggio è andato…. sfissi gli appuntamenti fino alle cinque e ti dirigi verso l’area ristorante per mangiare qualcosa.
Naturalmente il ristorante è chiuso per risrtutturazione e ci sono solo panini. E coi panini una coda piuttosto ampia.

Ok niente panino. Tanto non è un problema se dimagrisco un po’.

Torno all’area armadi dove ho il solito problema dell’upload del file ma stavolta, riprogetto al volo il mio guardaroba e mi presento al bancone.

Al bancone servono il 37 e io ho il 38. Il problema è che il numero 37 lo ha una coppia, probabilmente pisana dall’accento, che inizia una discussione pressochè infinita se prendere o meno il portapantaloni nel proprio guardaroba.

Non serve essere fini psicologi per capire che dietro quel portapantaloni ci sono abissi di risentimento e di cose non dette. Di pomeriggi dalla suocera, di ferie a Gabicce mare mentre lui voleva andare a Principina, di dopopranzi di Natale passati a giocare a tombola. Solo che a te dopo 20 minuti non te ne frega niente e alla domanda “ma allora dove te li metti i pantaloni?” vorresti rispondere tu come Gozzini rispose a Della Valle: “Ne potrebbe fare un rotolo e ficcarselo su per….”

Alla fine il portapantaloni viene infilato nell’ordine e la piccola folla che ormai si è radunata lì intorno applaude e si da a scene di giubilo e abbracci.

Anche qui il commesso è molto molto gentile (anche se un po’ stremato dalla coppia di prima) e anche qui cominciano i problemi.

“guardi che le ante che ha scelto non gliele posso spedire. Deve prenderle lei. Che fa le prende?”

” E come cavolo le prendo sono ante da 236 cm. Ho una focus nemmeno station wagon!”

“può prendere un furgone a noleggio…”

” prenderò un furgone a noleggio”

” dopo le casse accanto al banco montaggio…”

” bene”

Stremato passo al piano di sotto. Non so neanche che ore sono. Comincio a pensare che anche gli appuntamenti dopo le cinque salteranno ma penso anche che sono vicino alla fine.

Passo al reparto self-service mobili e prendo gambe della cucina, aste porta-abiti, mentre i ripiani in vetro per la cucina non ci sono e questo significa che dovrò tornare ancora qui…

Penso di piangere ma visto che ci sono e che tanto devo prendere il furgone prendo anche il tavolo per la cucina e un mobiletto per i giocattoli di Giorgio. Con i due carrelli vado verso il banco finanziamenti.

Qui la cosa invece è velocissima. In meno di mezz’ora mi hanno finanziato tutto e passo in cassa.

Siccome sono socio ikea family ogni 100 euro di spesa ho diritto a 5 euro in buoni sconto. Chiedo se posso farli valere subito alla ragazza della cassa e mi dice no valgono dal prossimo acquisto. Dunque cosa faccio? Faccio due acquisti. Il primo la parte del finanziamento che mi da 44 buoni e il secondo i miei due carrelli di roba in cui spendo i 44 buoni.

Propongo alla ragazza di fare un’operazione finanziaria. lei calcola il valore dei buoni e li scala sul succesivo conto senza fisicamente stacarli uno a uno.

Naturalmente non può accettare e dunque li stacca uno a uno. Finisce il blocchetto, aspetta che una collega glielo porti e ricomincia staccare i restanti.

Poi io li prendo e glieli rendo immediatamente indietro e lei li timbra uno a uno.

Durata dell’operazione circa 35 minuti.

Dopo la cassa il banco montaggio. Chiedo di farmi montare solo la cucina. E la ragazza, anch’essa molto gentile, mi chiede se la ragazza del finanziamento mi ha fatto il preventivo. Io dico di no e lei si incupisce. Io dico che mi ha calcolato il prezzo e me lo ha fatto pagare quindi non credo serva il preventivo per qualcosa che ho già pagato. La cosa non la convince del tutto ma pare logica e quindi prende l’ordine che stampa sempre nelle solite tre copie e che io aggiungo alla mia documentazione che pare l’enciclopedia britannica ormai.

Mi sposto al banco accanto dove la ragazza del noleggio furgoni con molta, molta, molta, calma mi noleggia un furgone. Naturalmente grande visto che le assi sono di 236 cm e in un fiorino non ci stanno.

Prendo il furgone che intanto il sole sta ormai tramontando e vado verso il ritiro mobili, dove prendo l’ennesimo numerino, ritiro ante e lavandino, aggiungo altri fogli alla documentazione e parto, una volta caricato il furgone verso la nuova casa.

Dopo aver scaricato il furgone torno all’ikea, rendo il furgone alla ragazza dell’autonoleggio che sempre con molta, molta, molta calma mi fa pagare. Recupero la mia auto, mio figlio dai nonni e intorno alle 20 sono di finalmente a casa, dove mi accoglie la mia gatta che però per me non è più tale ma ormai mi appare come “Uppersalla – gatto. Disponibile in fantasia soriano….”

3 thoughts on “ikea of sweden

  1. Strepitosa! E drammaticamente vera… ricordo che per uno specchio e un divano sono tornato a prendere i pezzi (e quanti pezzi avranno mai un divano e uno specchio, ti chiederai… beh più di quanto non pensi!) così tante volte che parlavo svedese fluentemente… 😉

  2. Pingback: morrocchi.it » Il lungo percorso verso l’ikeitudine

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