Buone feste!

Auguri 2019

« Lombroso è un emerito coglione». Il compagno Ossipon sostenne l’urto di questa bestemmia con un impressionante sguardo vuoto. E l’altro, i cui occhi spenti e offuscati facevano apparire più nere le ombre profonde sotto la fronte ampia e ossuta, mugugnò, afferrandosi ogni due parole la punta della lingua fra le labbra come se la masticasse con rabbia: «Ma voi un idiota simile lo avete mai visto? Per lui, il criminale è il detenuto. Semplice, no? E quelli che lo hanno messo in prigione, che lo hanno costretto ad entrarvi? Proprio così. Costretto a entrarvi. e il crimine, che cos’è? Lo sa lui cos’è, quest’imbecille che si è fatto strada in questo mondo di idioti rimpinzati di cibo guardando le orecchie e i denti di un mucchio di poveri diavoli sfortunati? Sarebbero i denti e le orecchie a imprimere il marchio al criminale? Ma davvero? E la legge allora, che gli imprime il marchio ancora meglio, questo grazioso strumento per marcare a fuoco inventato dai supernutriti per proteggersi dagli affamati? Applicazioni col ferro rovente sulla loro pelle vile, eh? Non lo sentite anche da qui l’odore e il rumore della pellaccia del popolo che brucia e sfrigola? Ecco come si fabbricano i criminali, perché i tuoi Lombroso ci possano scrivere su le loro baggianate.»

E’ con questa riflessione sulla giustizia di Joseph Conrad tratta da “l’Agente segreto” che vi faccio i miei migliori auguri per queste festività e per il 2020. Un anno che in quanto a giustizia e potere si preannuncia preoccupante. Senza, per noi, nemmeno il conforto delle parole, della voce e dell’intelligenza di Massimo Bordin. Quanto manca ancora Direttore…

Fenomenologia dell’avventore di supermercato dell’ultimo dell’anno (vale come auguri)

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C’è un luogo che accomuna gli italiani. Divisi se passare la sera del 31 in casa, in piazza, in discoteca o al ristorante gli italiani si riuniscono, tutti, di fronte alle casse del supermercato. Pochi luoghi raggiungono le densità per centimetro quadrato che hanno raggiunto questa mattina tutti i supermercati del Paese, dal micro spaccio rionale all’ipermercato incastonato all’interno del centro commerciale.

Inutile dire che tale mondo è l’occasione per alcuni spaccati di sociologia spiccia imperdibili per tipi umani incontrabili. Il primo idealtipo è il vecchino della coop. Animale stanziale, frequenta il supermercato in qualunque giorno dell’anno e con qualunque clima. Tanto che molti antropologi ormai sono convinti che viva dentro il supermercato in qualche anfratto ricavato dietro agli scaffali. Dai movimenti assurdamente lenti, il vecchino della coop, è capace di sostare di fronte alla stessa confezione di prosciutto arrosto, sì proprio quella che serve a voi, anche per intere settimane. Specie socievole il vecchino della coop si scambia gli auguri coi propri simili nel corridoio più stretto del negozio impedendo il passaggio in entrambe le direzioni. A dispetto dell’habitat il vecchino della coop ha innumerevoli parenti che, al momento degli auguri, elenca tutti con le relative malattie e decorsi post operatori.

Seconda tipologia: i liceali alle prese con il cenone. Riconoscibili oltre che per l’aspetto per la merceologia acquistata: zamponi, lenticchie, salmone ad offerta per i tagliolini alla vodka. Già la vodka, ne acquistano così tanta che si potrebbe presumere che di tagliolini ne dovrebbero fare almeno una quindicina di chilogrammi. Inoffensivi, anzi portano allegria, almeno fino alla cassa quando devono dividerei i costi. Spesso direttamente con la cassiera.

E poi ci sono quelli, più spesso quelle, che vengono a far la spesa (non importa che siano solo le 8.30 del mattino) vestite di tutto punto come al veglione di stasera. Più frequenti all’esselunga non disdegnano la coop di Novoli dove questa mattina c’era una concentrazione di tacchi 12 che nemmeno al colle bereto. Possibile (e nefasta) evoluzione della specie, questi esemplari finiranno, per proporre il veglione direttamente in supermercato, con la pista da ballo tra il banco dei formaggi e quello del pesce. Unico problema i vecchini della coop nel mezzo.

Infine in tutto questo ci sei tu, che tenti di ricordardi tutto (e infatti la mortadella me la sono scordata) e provi a pensare a qualcosa di carino da scrivere sul blog per fare gli auguri.

Beh buon 2015 allora

Artigianale da discount

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Grazie al sito speedynews.it torno alla mia vecchia passione di birrafondaio con una rubrica, a uscita casuale, di degustazioni birricole. Si inizia questa settimana con una Italian Pale Ale dal costo sorprendente ma da gusto non proprio eccitante.

Da quando le birre artigianali hanno cominciato ad uscire dal mondo un po’ carbonaro di qualche centinaio di appassionati e sono apparsi al palato dei degustatori retrogusti di bosco lappone (malattia per la quale abbiamo sempre preso in giro i più quotati e pagati degustatori di vino) il prezzo e la diffusione delle birre artigianali ha sempre contribuito a relegare tali birre nel novero delle “mode” o delle bevute chic. Così la birra, pur uscendo dal fantozziano stereotipo del bottiglione da 66cl di bionda ghiacciato, ha finito per affiancare l’altro stereotipo di “birra artigianale” come prodotto fighetto da abbinare, quasi sempre sbagliando, a cene elaborate.

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Per una nuova legge elettorale regionale

Dal Nuovo Corriere di Firenze del 3 settembre 2010 p.1

Quando gli allora DS furono i principali artefici della modifica alla legge elettorale regionale, aumentando il numero dei consiglieri e togliendo le preferenze, le motivazioni che furono allora addotte erano che la prima modifica serviva a garantire la piena rappresentanza di tutti i territori regionali e la seconda che evitava i rischi e i costi che le campagne elettorali con preferenze comportano. A quella legge si opposero in pochi all’interno di quel partito; in molti si opposero sulla base dell’assioma preferenze = libertà, quasi solo il sottoscritto, allora segretario cittadino dei DS di Firenze, votò contro quella legge (sia in direzione provinciale che regionale del partito) sulla base di un altro ragionamento. Contravvenendo a quanto affermava Frank Zappa (nella lotta fra te e il mondo stai dalla parte del mondo) ero convinto, e lo sono tuttora, che le due esigenze da cui si partiva potessero essere entrambe risolte senza arrivare al “cignalum” attuale. Come? Inserendo i collegi elettorali. Piena rappresentanza elettorale e assenza di preferenze in un colpo solo. Mi si risponderà che, visti i risultati elettorali “storici” in toscana questo sistema avrebbe penalizzato oltremodo le opposizioni di centrodestra. Si potrebbe riobbiettare che questa è la politica bellezza e da convinto assertore del maggioritario sarei quasi tentato di farlo, tuttavia si sarebbe potuto pensare a un sistema di collegi elettorali con un meccanismo di assegnazione dei seggi proporzionale. Insomma il fantomatico modello tedesco. Sì proprio quello rilanciato da D’Alema in questi giorni per il parlamento nazionale.

Allora mi trovai pressoché solo nel fare questa proposta, e non credo che le cose sia cambiate a mio favore nel frattempo. Tuttavia, mentre si ricomincia a parlare di riforma elettorale credo sia giusto testimoniare che un’altra legge elettorale era possibile e lo potrebbe essere tuttora.