Dall’ordinario all’emergenza

Dal Nuovo Corriere di Firenze del 23 dicembre 2010

Nella ricerca delle responsabilità per il caos neve dello scorso fine settimana è tutto un fiorire di ipotesi e “colpevoli”.

Si definisce fenomeno la neve a dicembre, si contestano i centimetri previsti rispetto a quelli veramente caduti, è colpa degli autobus, no è colpa degli spargisale, non c’era il sale, il sale c’era ma non serve e tutti si improvvisano ingegneri, meteorologi o dirigenti della protezione civile, con la stessa disinvoltura con cui si trasformano in allenatori della nazionale di calcio.

Uno dei punti più sottolineati, e non a torto, da amministratori e commentatori è stato la congestione del traffico privato che ha paralizzato i mezzi pubblici e quelli di soccorso.

Un problema che, però, è ben presente anche senza la neve. Soltanto il mercoledì precedente alla nevicata la città era infatti stata paralizzata da un incidente sui viali e, complice il freddo e il Natale, il traffico era e rimane sostenuto in città.

Dunque come si può immaginare che una città che è abituata a muoversi con il mezzo privato lo lasci a casa proprio nel giorno in cui fa più freddo e l’uso di motorini e biciclette è precluso o ancor più faticoso?

Certo si può fare appello al senso civico dei propri cittadini invece che rassicurarli con frasi a  effetto sull’efficacia del proprio piano neve, ma è dura pretendere senso civico un giorno l’anno dopo aver fatto passare il messaggio opposto in continuazione.

Non deve sfuggire nella riflessione sull’emergenza il messaggio che questa amministrazione ha dato ai propri cittadini fin dalla campagna elettorale. Pur con intenzioni certamente diverse, la somma di alcuni provvedimenti ha dato il senso quasi di un invito all’uso dell’auto.

Prima l’abolizione dei vigilini che multavano le infrazioni delle ZCS, poi il ridisegno stesso delle ZCS che hanno assunto le dimensioni di interi quartieri non funzionando più da dissuasori alla mobilità interna agli stessi. Infine il ridisegno delle linee ATAF a seguito della pedonalizzazione del Duomo che ha, di fatto, reso meno comodo e pratico il servizio autobus.

Anche la discussione sulla tramvia fuori dal centro non ha, a mio avviso, contribuito a far crescere nei cittadini la voglia di mezzo pubblico.

Per contro le corsie preferenziali restano le stesse, non aumentano e non sono protette, in continuità con quanto fatto (male) in precedenza e il governo nazionale ha, sciaguratamente, tagliato pesantemente i fondi al trasporto pubblico.

Se dunque si mettono in fila tutti questi provvedimenti che presi singolarmente possono risultare persino piacevoli per il cittadino e si mischiano alla pigrizia, allo scarso senso civico e a una certa ritrosia alle norme del codice della strada, si ottiene una miscela esplosiva a cui la neve ha fatto solo da bianco detonatore.

Via Montughi vista dal cielo

Sul Corriere di Firenze di oggi c’è un articolino curioso. Parla delle proteste degli abitanti di via Montughi.

Via Montughi è una piccola via (ma piccola davvero) tra via Vittorio Emanuele e via Bolognese. Per molti fiorentini quel sistema di stradine sopra careggi e la Bolognese rappresenta da sempre la circonvallazione nord della città. Chi qui è nato sa benissimo che si tratta di viottoli larghi più o meno quanto un utilitaria, talvolta a doppio senso che necessitano occhio, pazienza e capacità di fare lunghi tratti in retromarcia se si incontra qualcuno nei tanti punti in cui non è possibile scambiarsi.

Molti giovani neopatentati (anche chi scrive quando tanto tempo fa lo era) hanno reso felici generazioni di carrozieri sverniciando le fiancate delle proprie auto coi muretti a secco la cui abrasività è notoriamente altissima. I fortunati residenti hanno sempre assistito pazienti a questo “modesto” traffico. Almeno sino ad ora.

Da qualche tempo infatti quelle strade non sono più patrimonio per iniziati ma, grazie allo sviluppo e alla diffusione dei sistemi di navigazione satellitare, vengono sempre più “consigliate” come tragitto alternativo per chiunque. Anche per camionisti e proprietari di grosse auto che finiscono così letteralmente incastrati.

Non è un fenomeno solo fiorentino. In molte altre città aumentano i casi di incastri, incidenti e viabilità vicinali trasformati in succursali e deviazioni autostradali.

Il problema non riguarda solo queste strade alternative. I software di navigazione sono tutti completamente slegati dalla pianificazione della mobilità delle città. Sono dunque lasciati alla libera iniziativa delle ditte produttrici, che inseriscono punti di interesse, viabilità alternative, parcheggi di struttura, secondo criteri propri (diversi da prodotto a prodotto) e non quelli dell’amministrazione pubblica che dovrebbe governare la mobilità.

Insomma le società che producono gps stanno divendando anch’esse un soggetto della mobilità delle nostre città. Forse è il caso di rendersene conto e instaurare con loro qualche forma di relazione da parte delle amministrazioni comunali, dai semplici contatti a vere e proprie collaborazioni come già si fa con le categorie economiche o le società di trasporti.

Se ci si riuscisse forse non troveremmo più nessun camionista polacco incastrato in via Montughi che maledice una voce femminile che, dal gps, gli ordina di “tornare indietro quando potete”.