Seduto sul bordo del fiume.

Qualche tempo fa scrissi su queste pagine che avrei voluto essere qui. Lo scorso fine settimana finalmente ci sono stato.  E’ stato molto bello sedersi su quella panchina. Pensare agli otto anni che sono passati da quando, sedere lì era l’abitudine di quasi ogni sera. Non tutto è andato come speravamo allora.

Ma il posto resta lì a parlare di me e a chiedermi se ho ancora qualcosa da raccontargli. Per fortuna avevo molte storie da raccontare. E altre hanno bisogno di essere accompagnate ad un finale.

Penso che sia stato importante tornare lì e tornarci proprio ora.

P.s. la foto stavolta è mia!

les italiens

Tutte le volte che vengo a Parigi, e fortunatamente ci vengo spesso, mi domando come mai il posto in cui si trovano più italiani sia intorno (meno dentro) al centro Pompidou. Fateci caso è veramente pieno di connazionali, in proporzione molti più che al Louvre.

E allora mi chiedo. Com’è che quando vengono a Parigi vengono al Pompidou e quando sono in Patria ogni volta che si inizia a ipotizzare qualcosa anche di lontanamente moderno o contemporaneo in architettura sono pronti a scendere in piazza coi forconi?

Temo che non avrò mai risposta. Però ogni tanto è bello comunque porsi la domanda.

A plus.

Ciao Vittorio

In fondo, mi dico, uno se lo poteva anche aspettare. Vittorio Foa aveva 98 anni, era ormai da tempo infermo e quasi cieco e non si muoveva dalla sua casa di Formia. Uno quindi se lo poteva aspettare ma mi dispiace lo stesso. Avevo conosciuto personalmente Foa molti anni fa. Lo avevo trovato straordinariamente più moderno di me. E in questi anni leggendo quanto via via produceva lo trovavo sempre più moderno di tanti commentatori e pseudo-intellettuali giovani e giovanilisti.

Era un socialista anomalo, veniva da mondi e culture che come studente di storia e poi nella mia piccola attività politica  mi hanno sempre affascinato e attratto. Penso che, come tutti, non tutte le avesse imbroccate. Soprattutto quando dalla teoria si tentava di passare alla pratica.

Mancherà a molti, molto più importanti di me, ma mancherà anche a me.

Se vogliam fare gli americani.

Un mio vecchio amico usava spesso l’espressione “fare i tedeschi con la mentalità dei sudamericani”.

Mi è tornata in mente pensando alle primarie per il Sindaco di Firenze che come Pd ci apprestiamo a fare. Spero di sbagliarmi ma vedo una voglia matta di ripetere nella forma quello che avviene aldilà dell’oceano senza però introiettarne i contenuti, il rispetto e le modalità (se volete i riti) politici di quel modello.

Vedo slogan copiati (al candidato sbagliato però), convention, staff elettorali, gadget, immagino che arriveremo anche ai cartoncini coi nomi e qualche emittente televisiva organizzerà senz’altro un bel faccia a faccia.

Sia chiaro a me tutto questo piace. Tentavo, quando facevo quel mestiere, di organizzare campagne all’americana già nel 2001, figurarsi se non ci sguazzo in tutto questo.

Penso però che servirebbe anche imparare le regole del confronto, il senso delle riunioni che precedono gli interventi alle convention dei partiti, tutta l’arte della politica che permette ai candidati di lavorare per colui che vince, stringendo accordi assegnando incarichi (sì la politica è anche questo).

In sintesi ridando centralità alla politica aldilà dei metodi. E’ forse l’ora di credere nelle scelte che abbiamo compiuto. Non è più il tempo di gattopardismi in cui si cambia il metodo per mantenere la sostanza dei nostri rituali. Abbiamo scelto un metodo competitivo, dobbiamo attrezzarci a questo; regolare e riportare la competizione nell’alveo del confronto civile e serio. Servono contenuti oltre alle regole, non servono a mio avviso i proclami all’unità, vuote richieste di riduzione dei candidati.

Serve governare la complessità, trarne vantaggio e non averne paura. Servono dei dirigenti che sappiano far questo e che abbiano l’umiltà e la sapienza di non cercare la ribalta.

Come se il cristallo si fosse rotto.

Ci sono dischi (vale anche per libri o film ma molto meno) che rimangono per forza legati a persone o momenti della nostra vita. Aldilà della qualità dell’opera assumono valore per quello che riportano in vita.

Crystal Silence di Chick Corea e Gary Burton per me è uno di quei dischi. Mi ricorda chi me lo ha regalato, tempo fa. E’ un disco atteso a lungo. Nella sua attesa ci sono state richieste di appuntamenti, commessi invadenti, liti e tutto il bello di una storia d’amore.

Da ieri sera l’ho rimesso nella mia playlist dopo diverso tempo e non riesco a staccarmene. In casa, in auto, a lavoro. Lo ascolto ancora e ancora una volta. Ma non imparo nuovi passaggi, non lo ascolto. Ricordo.

Correda la malinconia di un giorno di pioggia e so che sarà la colonna sonora di un fine settimana passato a scrivere.

back to 70’s

I journey sono uno dei supergruppi anni settanta. Quasi sconosciuti da noi, venerati dai propri fan oltreoceano, conosciuti dal grande pubblico soprattutto per “don’t stop believing” (vedi video sotto).

Io li adoro, non sono l’unico. Anche il personaggio di J.D. in scrubs gli adora e poi vestivano in modo decisamente assurdo!

Tutto questo per dire che dopo tanti anni hanno fatto un doppio cd nuovo. 11 nuovi pezzi, 11 grandi successi e un dvd di un loro concerto.

Ho provato a cercarlo a Firenze ma naturalmente niente, poi un amico che lavora da Melbookstore mi dice che, tramite un importatore,era riuscito a trovarlo. Bene, dico io, non sto ad aspettare i tempi di spedizione di amazon.com

Oggi era la data della consegna. Ero già bello eccitato quando la mia mail si illumina di un nuovo messaggio. L’importatore è una sola e il disco non c’è.

Non mi è rimasto che ordinare il cd su amazon ed ora attendere. Solo che so che non riuscirò ad aspettare così a lungo e temo che finirò su itunes e scaricherò almeno i pezzi nuovi spendendo due volte.

Tutto questo solo per dire che ci son rimasto proprio male. uffa.

p.s. Grazie lo stesso Vanghen

22 giorni e già sui giornali…

Uno ci prova a stare lontano dai giornali. Polemiche estive, sms sulle primarie, regole, candidati, regolamenti, sono lì a tentarti, e tu niente. Nè un comunicato, nè si risponde ai giornalisti che ti chiamano.

E poi? Poi capita che decidi di portare tuo figlio appena nato in carrozzina nel tardo pomeriggio alla festa democratica e ti sbattono subito nel pezzo di colore odierno del corriere fiorentino. Non vale così ragazzi.

Festa democratica

Mi dicono il 28 c’è Bersani alla festa nazionale del PD che fa un dibattito con Tremonti alle 18, alle 21 faresti una cosa con lui e Riccardo Conti sulle città e l’innovazione?

E io dico, naturalmente: si!

Per cui comincio a prepararmi, metto in calendario di trovare tra lunedì e giovedì il tempo per rileggere qualcosa, approfondire dei temi, ecc…

Poi ieri mi telefonano e mi dicono: “Ehi non più giovedì, ma domani, domenica.”

Per cui stasera sono alla festa del PD allo spazio dei quartieri 1 e 5 a fare un’iniziativa sulle città e l’innovazione con Pierluigi Bersani, Riccardo Conti, Giuliano Gasparotti e il sottoscritto. Se passate sono lì anche se non so assolutamente che dire!