L’orizzonte lungo dell’innovazione francese

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Dalla scorsa settimana ho iniziato una collaborazione con la testata online www.soldiweb.com. Questo il secondo articolo publicatomi.

Mentre qui da noi l’orizzonte politico ha il respiro di qualche settimana, tra la scadenza dell’Imu, il congresso del PD e, al massimo il semestre europeo, i nostri cugini francesi, nonostante un presidente ed un governo che faticano molto ad andare avanti, hanno impostato una serie di piani di lungo respiro che hanno come intento quello di recuperare il gap con i paesi più innovativi e…

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Natale a Clichy

Invito Festa Natale a Clichy - 7 dicembre- Edizioni Clichy

Gli amici di Clichy, piccola casa editrice fiorentina dal catalogo straordinario, hanno deciso di festeggiare il prossimo Natale e il loro primo anno di attività con una festa, sabato prossimo – 7 dicembre –  a partire dalle 18.00 presso i loro locali di Firenze (via Pietrapiana 32).

Durante la serata sarà possibile acquistare i loro libri al chilo, all’equivalente del prezzo di un chilo di Castagne. Per chi è a Firenze sabato prossimo un occasione da non perdere per entrare nel clima natalizio e portarsi a casa un bel po’ di ottimi libri.

Per informazioni e per conoscere il catalogo di questo editore: www.edizioniclichy.it

Superzelda a Firenze

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Domani pomeriggio, in Piazza della Repubblica a Firenze alle 18, all’interno della piazza dei libri, presento insieme a Vanni Santoni, Superzelda (Minimum Fax). Una grapich novel che racconta la vita di Zelda Fitzgerald.

Ballerina, pittrice, scrittrice, Zelda Sayre (1900-1948), moglie dello scrittore Francis Scott Fitzgerald, ha incarnato più di ogni sua contemporanea il prototipo della «maschietta», creando un modello di femminilità alternativa e ribelle che è sopravvissuto ben oltre gli Anni Ruggenti – grazie anche alle opere del marito, che a lei si è ispirato nel costruire le eroine più riuscite dei suoi romanzi.

Questo graphic novel ne racconta le vicende, dall’infanzia in Alabama, passando per l’incontro con Scott, il matrimonio e la scandalosa luna di miele a New York, e poi i viaggi in Europa e in Africa, le frequentazioni con Ernest Hemingway, Dorothy Parker, John Dos Passos e molti altri protagonisti della scena intellettuale e artistica dell’epoca, fino alla malattia, il ricovero per schizofrenia e la morte in seguito a un drammatico epilogo.
Sceneggiato a partire dai romanzi del marito, e disegnato utilizzando l’iconografia dell’epoca e le foto di famiglia di casa Fitzgerald, Superzelda è il ritratto a fumetti della coppia più spericolata e romantica di quella che Gertrude Stein definì «generazione perduta».

Ne parliamo domani insieme agli autori Tiziana lo Porto e Daniele Marotta. Vi aspetto.

Con la cultura si mangia.

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Dopo un anno dalla ripresa delle pubblicazioni online, Cultura Commestibile smette di essere a UFO. Sperando che in questo anno vi siate divertiti e acculturati insieme a noi, da sabato prossimo la nostra rivista è disponibile ad un prezzo straordinario di 9,90 Euro che comprende un anno di rivista e tutti i vantaggi della community di NEM. Per festeggiare questo avvenimeno e lanciare l’abbonamento con 22€ ti offriamo la cena + un anno di abbonamento alla rivista!

LA cena sarà VENERDI’ 25 Ottobre 2013 presso La Casa Del Popolo di Caldine (teatro del mitico tango club) alle ore 20.00. Per prenotazioni redazione@culturacommestibile.com

Per continuare a leggere il suo vasto menù di prelibatezze iscriviti alla Community NEM (www.nuovieventimusicali.it), acquista l’abbonamento e potrai scaricare il PDF ogni settimana.

Uber, il taxi e il riformismo.

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Articolo appparso il 7 giugno 2013 su Corriere Nazionale – Qui Firenze.

Sta arrivando anche in Italia Uber un app che consente di cercare, chiamare e pagare tramite smartphone un’auto con conducente, un simil taxi quindi. Tramite gps il sistema trova l’auto a te più vicina, la dirige verso di te; alla fine del tragitto la transazione avviene via carta di credito e si può dare un giudizio del servizio. Già attivo negli Stati Uniti e in grandi città europee, ovunque è atterrato ha creato polemiche con i tassisti locali. Inevitabile che anche da noi si ripeta la protesta dei conducenti su piazza, con in più l’aggravante di un potere di interdizione della categoria che ha sempre pesato molto nei confronti del potere locale e centrale. Quello dei taxi é mercato in cui la domanda lamenta sempre la carenza di vetture, mentre l’offerta contesta questo dato e ribatte imputando costi altissimi, orari massacranti (verissimo) e tante altre problematiche; tanto che pare strano il prezzo con cui vengono vendute le licenze.

Come sempre accade un mercato che viene forzatamente costretto da vincoli esterni arriva ad un momento in cui un altro agente esterno, in questo caso la tecnologia, scardina i meccanismi di conservazione. Ecco perché l’occasione di Uber e di altri sistemi simili può essere il banco di prova per la categoria dei tassisti per non fare soltanto battaglie di retroguardia, per il governo nazionale per riformare un settore, aprire alla concorrenza e aumentare il servizio senza grossi costi economici ed infine per gli amministratori locali può essere l’occasione giusta per dimostrarsi riformisti anche fuori da uno studio televisivo.

La bicamerale dell’audience

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Articolo apparso su Corriere Nazionale – Qui Firenze il 30 maggio 2013.

Il fenomeno dell’astensionismo viene interrogato costantemente in questi giorni, dopo questo turno di amministrative che ha visto un’accelerazione di un fenomeno in realtà di lunga durata. Il fatto che questo avvenga in un paese in cui la politica occupa ogni spazio del dibattito pubblico in modo ossessivo dovrebbe spingere ad alcune riflessioni. Abbiamo 7 televisioni generaliste in cui a qualunque orario ed in qualunque giorno dell’anno si parla di politica con politici e opinionisti. Trasmissioni in grado di creare leader e movimenti politici nell’arco di una stagione televisiva, per non parlare di giornali che dedicano alla politica uno spazio della propria foliazione inimmaginabile negli altri paesi. Persino il festival di Sanremo si  trasforma in un’occasione politica. Un circuito in cui più o meno i soliti professionisti dell’informazione si confrontano con più o meno i soliti politici; ogni tanto il nuovo opinionista o il nuovo politico si affianca alle vecchie glorie e diventa parte dello spettacolo. Il risultato di tutta questa sovraesposizione è la classe politica meno stimata della storia repubblicana, l’astensionismo alle stelle e programmi noiosi e tutti uguali. Se non si riesce a fare una riforma istituzionale si pensi almeno a una riforma dei palinsesti.

la costituzione più evocata del mondo

beautiful_lab_20_anni_di_centrosinistra_in_5_minutiArticolo apparso il 23 maggio 2013 su Corriere Nazionale – Qui Firenze

Insomma la “costituzione più bella del mondo”, quella da difendere alle belle conferenze del professor Ro-do-tà, risulta essere uno dei testi più evocati e meno letti del Paese. Era già accaduto con l’articolo 11 il cui secondo comma non troverete mai stampato sulle magliette in vendita alle grandi manifestazioni di piazza; accade ora con l’articolo 49 in cui si parla di partiti. Già perché nel Paese che ha visto Lusi, Belsito, batman, i diamanti della lega, case intestate a figli di leader, partiti personali, partiti che han fatto un congresso in 10 anni, partiti che non ne hanno fatti affatto; ti aspetteresti che un disegno di legge per regolarne la vita e la prassi democratica non fosse accolto come una norma liberticida. Magari si potrebbe discutere sul merito della proposta Zanda Finocchiaro; del fatto che non regoli il finanziamento pubblico, preveda le primarie come metodo di selezione per tutti e altre storture che lo rendono un testo non certo perfetto. Da qui però ad evocare il tentativo Scelba per mettere fuori legge PCI e MSI (anche se il dibattito storico non ha mai chiarito se Scelba avesse davvero questa intenzione) pare esagerato. Che del progetto si lamenti il demiurgo di un movimento che non ha mai fatto mistero di considerare il parlamento, e più in generale la democrazia, come una tappa di passaggio verso il (proprio) mondo perfetto e che governa senza alcun contrappeso democratico il proprio movimento passi; che la faccenda diventi l’ennesima spaccatura interna del PD appare francamente noioso. Se a questo aggiungiamo che la maggior parte delle critiche arrivino da una parte del partito che ha chiesto primarie aperte anche per la scelta dell’ortolano e che ha costruito larga parte della propria fortuna sul tema del rinnovamento della politica renderebbe la cosa anche divertente, non fosse che ci saremmo anche scocciati della solita polemica pronta ad essere sostituita dal nuovo tema di domani.

Le regole del biliardo applicate al PD

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Articolo uscito su Corriere Nazionale – Qui Firenze del 16 maggio 2013.

A leggere le interviste alla fu maggioranza bersaniana del PD viene da pensare che il segretario e candidato premier fosse stato scelto, candidato e sostenuto da un’assemblea di autoconovocati o da una loggia segreta più simile ai Monty Python che alla P2. Il primo fu D’Alema che definì a pochi giorni dal voto Bersani “uomo dell’800”. Tuttavia, come spesso gli capita, alla dura critica non seguì il completo abbandono; diversa fu la scelta della Bindi che si dimise dalla presidenza del partito perché non voleva più giustificare decisioni alle quali diceva di non prendere parte. Buon ultimo Veltroni di cui ieri abbiamo letto le anteprime del nuovo libro in cui dice che il PD avrebbe dovuto proporre un governo del presidente a guida Bonino. Tocca dar ragione al Fatto che ieri si chiedeva “ma non poteva dirlo prima?”. Domanda che vale anche per l’ex sindaco e attuale europarlamentare Domenici che in una intervista ad Allegranti nel fine settimana ammette di non aver votato Bersani, anche se non ci rivela se la sua preferenza sia andata a Tabacci, Puppato o Vendola. Una rivelazione a mesi di distanza che fa venire il legittimo sospetto che non ci sarebbe mai stata se al governo oggi ci fosse Bersani e non Letta. A tutti questi dirigenti in cerca di una nuova legittimazione e purificazione dei propri errori (anche se dubito che questa volta persino i militanti più fedeli gli crederanno) consiglio in vista del dibattito politico e congressuale del PD di rileggere le regole del biliardo, dove i punti valgono doppi se si dichiarano ma solo prima di tirare.

Perché il PD di Barca potrebbe non dispiacere a Renzi

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Articolo apparso su Corriere Nazionale – Qui Firenze il 10 maggio 2013.

Con il pubblico che lunedì sera affollava il teatro Puccini per ascoltare Fabrizio Barca si sarebbe tranquillamente potuta convocare la direzione degli ultimi Ds fiorentini se non dell’ultimo PCI; sicuramente del PDS. Un pubblico ancora confuso dalla non vittoria elettorale, dal crollo di Bersani e dal governo Letta. Si trattasse di aderenti al PD o a SEL emergeva un bisogno, sintetizzato dal padrone di casa Sergio Staino, di un partito compiutamente di sinistra. Come questo si concili con quanto scritto e affermato dallo stesso Barca anche lunedì sera, non è molto chiaro. Barca infatti, molto onestamente, non ha mai dichiarato né di voler cambiare la natura del PD né proposto la nascita di un soggetto a sinistra confluendo magari nell’ennesimo cantiere proposto da Vendola. Quello che si propone Barca è di fornire un contributo al PD per definirne meglio la propria identità o almeno l’identità della sua componente di sinistra. In questo senso la collaborazione con Renzi, da parte di Barca, non appare episodica o tattica ma si basa sulla convivenza di tre grandi famiglie politiche nel rinnovato PD (i socialcomunisti, i liberaldemocratici, la sinistra democristiana). Il grande rischio di tale ipotesi, almeno a parere di chi scrive, è la cristallizzazione delle famiglie politiche, impedendone di fatto il superamento e la nascita di un soggetto politico veramente nuovo, e una divisione dei compiti in cui le famiglie democristiana e liberal democratica governano il Paese e le Istituzioni mentre la tradizione socialcomunista il partito. Un film già visto in questi anni che non ha portato benissimo alla componente di sinistra del PD.

Le risorse di Enrico Letta

20130504-110555.jpgArticolo apparso su Corriere Nazionale – Qui Firenze del 3 maggio 2013

Non che il problema della copertura finanziaria di quanto affermato da Letta chiedendo la fiducia non esista, anzi, tuttavia siamo arrivati ad un punto tale che il problema delle risorse, o meglio della mancanza di queste, si porrebbe anche se non si facessero i tagli di imposte annunziati dal neo premer. E’ della corte dei Conti, infatti, l’allarme del minor gettito incassato dallo stato nel 2012 mentre tutti i dati economici attuali, ci mostrano consumi ridotti all’osso e una preoccupante diminuzione persino delle prestazioni sanitarie da parte dei cittadini che non possono permettersi i ticket. Insomma il limone è stato spremuto fino al fondo del suo succo e semplicemente non arriveranno nemmeno le tasse previste attualmente, figurarsi cosa accadrebbe con l’aumento della pressione fiscale con l’incremento, per esempio, dell’IVA. Perseguire una politica di solo rigore vorrebbe dire prendere a modello lo sceriffo di Nottingham, non certo il rigore di Francoforte e non ottenere il famoso risanamento del rapporto debito/PIL, che essendo appunto un rapporto se il PIL cala (anzi crolla) non tornerà mai alla fatidica soglia del 3%. Per questo il problema maggiore del nuovo governo potrebbe non essere la copertura ma ridurre davvero la spesa improduttiva e convincere Bruxelles, grazie ai tagli, a concedere più tempo all’Italia.